IL CROLLO DELLA TORRE A ROMA RIACCENDE UNA FERITA PROFONDA: QUELLA DELLE VITTIME DEL LAVORO.

777 morti sul lavoro nel 2025. Co.N.A.P.I. chiede modelli di sicurezza anche per piccole imprese. Serve cultura condivisa.

Nei primi nove mesi dell’anno sono 777 le vite spezzate sui luoghi di lavoro. Numeri che restano drammaticamente alti, troppo simili a quelli degli anni precedenti.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni ha introdotto ulteriori strette nei confronti dei datori di lavoro, con alcuni correttivi sulle regole formative. Ma per valutare gli effetti reali di queste misure dovremo attendere i dati post riforma.
Nel frattempo, come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale, ci interroghiamo su ciò che si può fare subito.
I modelli organizzativi per la sicurezza possono e devono essere applicati anche nelle piccole imprese e nelle realtà artigiane: rappresentano un passo decisivo verso una pianificazione più consapevole e una prevenzione più efficace.

Gli organismi paritetici possono mettere a disposizione questi modelli, adattandoli ai diversi settori di competenza, per costruire un percorso condiviso di prevenzione degli incidenti.
Un esempio arriva dalla Francia, primo Paese in Europa ad averli adottati su larga scala, con risultati sorprendenti in termini di riduzione degli infortuni e delle morti sul lavoro.
Serve un cambio di mentalità, una cultura della sicurezza che parta dal basso e coinvolga tutti: istituzioni, imprese e lavoratori.
Perché la sicurezza non è un obbligo, ma un dovere morale.

LA MODA IN SVENDITA: IL LUSSO DIVENTA POPOLARE


Le svendite di moda, un tempo riservate a pochi privilegiati, stanno vivendo una trasformazione radicale, oggi rappresentano un fenomeno globale che unisce stile, accessibilità e sostenibilità.

Le svendite di moda non sono più eventi esclusivi per addetti ai lavori o clienti selezionati. Da Milano a New York, queste occasioni si sono trasformate in veri e propri appuntamenti di massa, capaci di attirare migliaia di appassionati e curiosi. Il motivo è semplice: l’opportunità di acquistare capi firmati a prezzi fortemente scontati, spesso con ribassi che superano il 70%.
Boutique, showroom e piattaforme digitali organizzano vendite promozionali stagionali che permettono di accedere a collezioni di alta gamma a costi contenuti. Marchi iconici del lusso, da quelli storici alle nuove promesse del fashion system, partecipano a queste iniziative con l’obiettivo di smaltire le rimanenze di magazzino e, al tempo stesso, avvicinare nuovi segmenti di pubblico.
A Milano, capitale italiana della moda, le svendite si svolgono in location esclusive, ma sempre più spesso anche online, rendendo l’esperienza accessibile a chiunque.

A New York, le cosiddette “sample sales” sono diventate eventi sociali, documentati da influencer e fashion blogger che ne amplificano la portata mediatica.
Questo fenomeno ha cambiato il modo in cui il pubblico si relaziona alla moda. Non si tratta più solo di status o di tendenze, ma di un’esperienza di scoperta e di costruzione del proprio stile personale. Le svendite permettono di sperimentare, di accedere a capi di qualità e di avvicinarsi a un consumo più consapevole.
In un’epoca in cui la sostenibilità è al centro del dibattito, le svendite rappresentano anche una risposta concreta alla necessità di ridurre gli sprechi. Offrire una seconda vita a capi invenduti significa allungarne il ciclo di utilizzo e contribuire a un’economia più circolare.
Il lusso, dunque, non è più solo per pochi. Grazie alle svendite, diventa un’esperienza condivisa, accessibile e, soprattutto, intelligente. Un modo nuovo di vivere la moda, tra passione, risparmio e responsabilità.

FORMAZIONE CONTINUA NELLE AZIENDE: UNA STRATEGIA PER CRESCERE E INNOVARE


In un mercato in costante evoluzione, la formazione continua è diventata una leva strategica per le aziende che vogliono restare competitive, attrarre talenti e affrontare le sfide del futuro.

La formazione continua non è più un semplice benefit per i dipendenti, ma una necessità strutturale per ogni organizzazione. Secondo l’Istat, nel 2021 il 57% delle imprese italiane ha investito in programmi di aggiornamento professionale, segnando un netto aumento rispetto al 49% dell’anno precedente. Questo trend è stato accelerato dalla pandemia, che ha imposto nuovi modelli di lavoro, come il lavoro da remoto, e ha reso indispensabile l’adozione di tecnologie digitali.

Le aziende che investono in formazione continua migliorano la produttività, riducono il turnover e favoriscono un clima aziendale positivo. I programmi di aggiornamento permettono ai dipendenti di acquisire competenze tecniche e trasversali, come il problem solving, la comunicazione efficace e la gestione del cambiamento. Inoltre, contribuiscono a creare una cultura dell’apprendimento, dove ogni collaboratore è incentivato a crescere e a innovare.

Per implementare efficacemente la formazione continua, le imprese possono adottare diverse soluzioni: corsi in presenza, e-learning, workshop, coaching individuale e piattaforme LMS (Learning Management System) che permettono di personalizzare i percorsi formativi e monitorare i progressi. È fondamentale che la formazione sia integrata con gli obiettivi aziendali e che coinvolga attivamente i manager, affinché diventi parte integrante della strategia di sviluppo.

Esistono anche strumenti pubblici a supporto delle imprese, come i Fondi interprofessionali e il Fondo nuove competenze, che offrono risorse economiche per finanziare la formazione dei lavoratori. Questi strumenti permettono di abbattere i costi e di pianificare interventi mirati, soprattutto in settori soggetti a rapidi cambiamenti tecnologici. Secondo il World Economic Forum, entro il 2027 il 60% dei lavoratori avrà bisogno di aggiornare le proprie competenze, e il 44% delle skill chiave cambierà radicalmente. In questo scenario, la formazione continua non è solo una risposta al cambiamento, ma un investimento sul capitale umano, che garantisce resilienza, innovazione e crescita sostenibile.