Convegno a Taurasi si è discusso di viticoltura ed enoturismo
Il convegno organizzato da Co.N.A.P.I Nazionale e dal suo Centro Studi e Ricerche si è svolto regolarmente il 27 novembre 2025 alle ore 16:30 nella Sala Carlo Gesualdo del Castello Marchionale di Taurasi, gremita di pubblico e di rappresentanti istituzionali, ed è terminato con un ampio dibattito che ha coinvolto esperti, amministratori e operatori della filiera vitivinicola. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Taurasi, dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino e dal Ministero della Giustizia, ha messo in evidenza come viticoltura ed enoturismo possano costituire infrastrutture economiche, sociali e culturali capaci di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando le eccellenze locali e creando nuove opportunità di crescita. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, del presidente nazionale di Co.N.A.P.I, Basilio Minichiello, del vicepresidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Avellino, Salvatore Moscariello, e del vicepresidente dell’Università dei Sapori, Luca Martuscelli, i lavori sono stati introdotti dal direttore scientifico del Centro Studi Co.N.A.P.I, Antonio Zizza, con la presentazione del rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”.
Sono intervenuti Simone Feoli, economista del settore vitivinicolo, con una riflessione sui modelli di resilienza e sviluppo per le microimprese; Lucio Palombini, consulente del lavoro e responsabile dell’Area Internazionalizzazione di Co.N.A.P.I, sul tema delle nuove opportunità per le imprese; Paul Balke, esperto di cultura enologica, che ha illustrato la dimensione internazionale dell’enoturismo come strumento di comunicazione identitaria e sostenibile; Gianluigi Addimanda, agronomo, con un approfondimento sul caso Irpino e la valorizzazione dei vitigni autoctoni; Natalia Falcone, responsabile degli Organismi Paritetici E.L.A.V., sulle opportunità offerte dalle tecnologie per la viticoltura; e Mirella Giovino, responsabile dell’Area Lavoro di Co.N.A.P.I, sul ruolo delle associazioni di categoria nella formazione professionale e nell’assistenza alle imprese. I saluti conclusivi sono stati affidati al consigliere comunale Pierluigi D’Ambrosio, delegato agli eventi e al turismo. Il convegno si è chiuso con un messaggio chiaro e condiviso: viticoltura ed enoturismo non sono soltanto settori produttivi, ma strumenti strategici per dare futuro e dignità alle comunità delle aree interne, rafforzando l’identità territoriale e creando nuove sinergie tra istituzioni, imprese e cittadini.
Dalle origini anni ’80 ai nuovi esperimenti tra streaming e tradizione: l’evoluzione di un genere che racconta il nostro Paese.
Il cinepanettone , piaccia o meno, è una creatura tutta italiana. Nasce nel 1983 con Vacanze di Natale dei fratelli Vanzina: una commedia pensata per il periodo festivo che, quasi senza volerlo, inaugura un genere vero e proprio. Il termine “cinepanettone” arriva dopo, un’etichetta che unisce cinema e tradizione natalizia e che, nel tempo, diventa sinonimo di una precisa idea di intrattenimento.Nel primo film c’è già l’identità completa di ciò che diventerà il fenomeno: Cortina come simbolo dell’Italia brillante degli anni Ottanta, famiglie che si incrociano in un microcosmo fatto di sci, pelli, locali esclusivi e amori imprevedibili. La Milano da bere incontra la romanità spontanea, le differenze sociali diventano carburante narrativo, e i Vanzina colgono perfettamente l’aria del tempo. È il prototipo di un rituale che il pubblico adotterà con naturalezza: ogni dicembre, al cinema, ci sarà sempre “quel” film. Poi arriva l’età dell’oro: Boldi & De Sica. Una coppia talmente iconica da trasformarsi, insieme, in un brand. Cambiano le location — capitali europee, mete caraibiche, crociere — ma la formula funziona perché parla direttamente all’immaginario collettivo: equivoci, scambi di persona, nuove ricchezze, famiglie complicate, piccoli difetti amplificati per far ridere.
E dietro alle risate, l’Italia cambia: arrivano il turismo di massa, l’ostentazione, le nuove mode, le grandi e piccole ambizioni dell’italiano medio. Guardando i cinepanettoni, si può leggere un pezzo di come eravamo.Nel 2005 la coppia si separa e il genere entra in una fase diversa. L’offerta si moltiplica, le produzioni prendono strade differenti, il pubblico diventa più esigente e il mercato si fa più complesso. Alcuni film provano a rinnovare la formula: c’è chi punta su cast più giovani, chi torna alle atmosfere originali, chi introduce toni più “familiari”. Vacanze di Natale a Cortina (2011) prova a ricollegarsi alle radici, mentre Un Natale Stupefacente (2014) con Lillo e Greg segna una nuova generazione comica. A un certo punto entra in scena anche lo streaming: Improvvisamente Natale (2022) esce direttamente su Amazon Prime Video, segno che il cinepanettone non è più soltanto un’esperienza da sala, ma si adatta alle nuove abitudini.Oggi il cinepanettone vive una fase di trasformazione naturale. È un pezzo di immaginario nazionale, un’abitudine che ha attraversato oltre trent’anni di feste e che ha raccontato più di quanto sembri: mode, linguaggi, stereotipi, cambiamenti sociali. Alcuni film puntano a modernizzarsi, altri rivendicano la tradizione, altri ancora scelgono uno sguardo più familiare o più contemporaneo. Ma una cosa rimane costante: per molti italiani, il cinepanettone non è solo un film. È parte del Natale. Un segnale che la stagione è iniziata. Un rito collettivo che, in un modo o nell’altro, continua a rinnovarsi.
Dati e percentuali evidenziano l’importanza crescente della formazione in azienda
Nel mondo delle aziende c’è chi decide di prosperare e chi, invece, decide di restare indietro. Chi prospera, si sa, mette in campo il suo capitale che però non va solo inteso nel senso più tradizionale, e allo stesso tempo restrittivo, del termine. Con la parola capitale, infatti, come la Co.N.A.P.I. Nazionale insegna, si può indicare anche e soprattutto il capitale umano costituito dai lavoratori o, come strettamente legato ad esso, quel capitale invisibile che ha a che fare con la formazione continua degli stessi lavoratori. Si tratta di un capitale che forse non è possibile misurare nell’immediatezza ma che, in ultima istanza, è ciò che rende un’organizzazione davvero solida, innovativa e capace di affrontare il futuro. Il mondo del lavoro, lo sappiamo, è profondamente cambiato e aspetti come la digitalizzazione, la transizione ecologica e le nuove normative ci hanno fatto capire che le competenze acquisite una volta per tutte non bastano più. Allo stato attuale, il sapere ha infatti una scadenza breve: ciò che è utile oggi rischia di essere obsoleto domani.
Ecco perché la formazione continua è diventata la leva strategica delle imprese: non è solo un fatto di aggiornamento dei dipendenti, ma la vera e propria costruzione di un ecosistema di apprendimento permanente che accompagna l’azienda nella sua evoluzione.
Ma, come promesso dal titolo, è il momento di fornire un po’ di numeri che ci permettano di capire la portata del fenomeno. Secondo indagini recenti, che implicano un incrocio di dati forniti dall’Istat, oltre il 57% delle imprese italiane ha investito in programmi di formazione nel 2021, facendo registrare un aumento significativo rispetto agli anni precedenti (nel 2020 erano il 49%). Ad accelerare questa tendenza è stata la pandemia che ha imposto nuovi modelli di lavoro e l’adozione di tecnologie digitali. La percentuale del 57% ci fa ad ogni modo comprendere comprendere quanto la consapevolezza sull’importanza della formazione sia cresciuta, anche grazie a risultati concreti ottenuti anno dopo anno.
Ancora qualche numero
Una ricerca della Corporate Education Community del Politecnico di Milano ha mostrato poi che il 93% delle aziende considera la formazione rilevante per raggiungere gli obiettivi strategici, e più della metà la ritiene addirittura cruciale. Questo perché, come più volte abbiamo ribadito nei nostri articoli, le imprese che investono in formazione registrano incrementi di produttività e riduzione del turnover, con ritorni misurabili anche in termini di redditività. Qualcuno ha parlato di formazione continua come un “dividendo indivisibile”, che non si vede subito ma si accumula nel tempo. È, in poche parole, ciò che permette alle imprese di reagire alle crisi, di reinventarsi e di restare rilevanti in un mercato che non aspetta.
Ma parliamo ancora di numeri: nel 2023 il tasso di partecipazione alla formazione degli adulti, ossia dei soggetti con età compresa tra i 25-64 anni, ha raggiunto l’11,6%, il valore più alto mai registrato. Un dato che dimostra quanto la cultura dell’apprendimento permanente stia crescendo, nonostante le forti diseguaglianze a livello territoriale, con il Mezzogirono ancora particolarmente svantaggiato. Uno svantaggio, quello delle aziende del Sud, che putroppo si traduce nella perdita di benefici concreti connessi alla formazione come, per esempio, l’aggiornamento costante, la produttività più alta, la maggiore fidelizzazione, l’innovazione e l’attrattività per i migliori talenti sul mercato. Un vero peccato visto che, ricorrendo ancora ai numeri, molti studi interni evidenziano che i dipendenti che completano percorsi formativi hanno un tasso di promozione superiore del 35% rispetto ai colleghi non formati. Un dato su cui riflettere.
Nel quadro del Rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”, abbiamo intervistato il dottor Antonio Zizza, protagonista del dibattito nazionale promosso da Co.N.A.P.I. e voce autorevole nel campo delle politiche agricole e dello sviluppo territoriale.
Con lui abbiamo analizzato i dati emersi dalla ricerca, le prospettive di crescita per le aree interne e il ruolo decisivo di innovazione e capitale umano nel rendere competitivo il settore vitivinicolo. Ricerca e risultati – Quali sono i principali dati emersi dalla ricerca sulla sostenibilità della viticoltura e sulle dinamiche evolutive dell’enoturismo?
1 La ricerca, pubblicata nel nostro Rapporto “Viticoltura sostenibile ed enoturismo. Esiti della ricerca sulle imprese in Italia”, che potete leggere gratuitamente sul nostro sito ufficiale www.conapinazionale.it, evidenzia una trasformazione profonda e ormai strutturale del settore, con un’attenzione particolare all’enoturismo, costantemente in crescita su tutto il territorio nazionale. Altresì, oltre il 91% delle imprese vitivinicole dichiarano di adottare pratiche avanzate di sostenibilità ambientale, incluse energie rinnovabili, metodi biologici e biodinamici e una consistente riduzione dell’impiego di fitofarmaci. Parallelamente, l’integrazione tra produzione e servizi enoturistici si conferma decisiva: l’87% delle aziende offre esperienze strutturate e il 95% riconosce la centralità della connessione fra vino, territorio e paesaggio quale tratto distintivo di competitività. Questi dati indicano indubbiamente una evoluzione imprenditoriale, oltre che culturale, del settore, sempre più orientato a qualità, autenticità e sostenibilità territoriale. Di tutto questo ne parleremo domani, giovedì 27 novembre 2025, nel corso del primo convegno nazionale promosso da Co.N.A.P.I., ospitato nel Castello Marchionale di Taurasi, in provincia di Avellino.
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2. Modello imprenditoriale – In che modo viticoltura ed enoturismo possono diventare un modello replicabile di sviluppo per le aree interne? Come chiarito più volte, anche nel Rapporto, il binomio viticoltura–enoturismo costituisce un modello replicabile perché si fonda su risorse non delocalizzabili: paesaggio, cultura agricola, comunità e identità territoriale. In molte aree interne queste componenti danno vita ad economie diffuse collegate alla filiera dell’ospitalità, della ristorazione e dei servizi culturali, producendo valore aggiunto locale e rafforzando la coesione sociale. Per rispondere alla sua domanda, la replicabilità dipende dalla capacità di costruire reti e governance condivise tra imprese, enti pubblici, associazioni professionali e attori sociali. Proprio per questo, il convegno di domani intende mettere attorno allo stesso tavolo competenze e responsabilità istituzionali, nella prospettiva di definire modelli concreti e trasferibili ad altri territori.
3. Capitale umano e innovazione – Quanto contano formazione, nuove tecnologie e governance territoriale nel rendere competitivo il settore vitivinicolo? Premetto col dirle che sono tutti elementi determinanti. La ricerca mostra una crescente diffusione di tecnologie di precisione, sistemi digitali di monitoraggio, automazione dei processi e applicativi di intelligenza artificiale. Tuttavia, emerge con forza un bisogno urgente di competenze tecniche, scientifiche e manageriali, senza le quali l’innovazione rischia di non tradursi in competitività reale. Ugualmente centrale è la governance territoriale: senza coordinamento istituzionale e cooperazione pubblico–privato, innovazione e sviluppo restano frammentati. Il confronto interdisciplinare previsto nel nostro convegno ha proprio l’obiettivo di mettere in dialogo competenze scientifiche, imprese e istituzioni per definire una strategia comune. In questo il sindacato, le associazioni di categoria, la ormai nascente federazione dell’enoturismo in seno alla Co.N.A.P.I. Nazionale, hanno un ruolo fondamentale. Ma di questo ne parleremo al convegno di Taurasi.
4. Prospettive future – Quali sono le sfide più urgenti che le imprese vitivinicole italiane dovranno affrontare nei prossimi anni per restare sostenibili e attrattive? Le sfide prioritarie riguardano l’adattamento ai cambiamenti climatici, la sostenibilità economica legata alle giacenze e ai mercati internazionali, il rafforzamento delle competenze professionali e l’accesso a tecnologie e capitali. Sarà molto importante perciò investire in infrastrutture logistiche e digitali, soprattutto nelle aree interne, oltre che potenziare reti consortili e forme di sinergia commerciale per superare la frammentazione strutturale del comparto. Competitività e sostenibilità richiedono visione strategica e capacità di sistema, temi che saranno al centro della discussione collegiale di domani.
5. Ruolo delle aree interne – Ritiene che le aree interne possano diventare laboratori di innovazione e sostenibilità? Assolutamente sì, ne siamo convinti come Centro Studi e come Confederazione Co.N.A.P.I. Nazionale. Le aree interne rappresentano oggi contesti privilegiati per sperimentare nuovi modelli di sviluppo fondati su economia circolare, sostenibilità e radicamento territoriale. Qui viticoltura ed enoturismo possono contribuire alla rigenerazione sociale e demografica, contrastando lo spopolamento e generando condizioni di reale abitabilità, attraverso occupazione qualificata, reti imprenditoriali e servizi innovativi. Con adeguato supporto infrastrutturale e istituzionale, le aree interne possono diventare laboratori nazionali di imprenditoria, come dimostra la scelta volontaria della Co.N.A.P.I. Nazionale di avviare proprio da Taurasi, territorio simbolico e di eccellenza, il primo appuntamento del nostro ciclo di convegni sulla viticoltura e l’enoturismo.
La Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale), insieme al proprio Centro Studi e Ricerche, promuove il convegno “Viticoltura ed enoturismo: un modello imprenditoriale per lo sviluppo delle aree interne”, in programma giovedì 27 novembre 2025 alle ore 16.30 presso la Sala Carlo Gesualdo del Castello Marchionale di Taurasi (Av).
Si tratta del primo appuntamento di un percorso nazionale dedicato alla valorizzazione strategica della filiera vitivinicola e del turismo del vino quale leva fondamentale per il rilancio economico e sociale dei territori interni. La scelta di Taurasi, luogo simbolo dell’identità enologica irpina, non è casuale: le aree interne sono oggi attraversate da profondi processi di trasformazione, segnati dallo spopolamento delle giovani generazioni, dalla contrazione del tessuto imprenditoriale agricolo e dalla desertificazione socio-produttiva. In tale contesto, la viticoltura e l’enoturismo si configurano come strumenti capaci di generare sviluppo sostenibile, occupazione qualificata, attrazione di investimenti e valorizzazione del patrimonio culturale e rurale. L’apertura dell’evento sarà affidata ai saluti istituzionali del Presidente della Co.N.A.P.I. Nazionale, Basilio Minichiello, seguiti dagli interventi del Sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, di Salvatore Moscariello, Vice Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, e di Luca Martuscelli, Vice Presidente dell’Università dei Sapori. Le introduzioni offriranno una riflessione condivisa sul ruolo del capitale umano, dell’innovazione e della governance territoriale nella costruzione di modelli imprenditoriali sostenibili.
La sessione scientifica sarà inaugurata da Antonio Zizza, Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, che presenterà i risultati della ricerca sulla sostenibilità della viticoltura e sulle dinamiche evolutive dell’enoturismo, delineando un quadro analitico aggiornato sulle imprese italiane del settore. Seguiranno gli interventi di Simone Feoli, Research Fellow presso l’American Association of Wine Economists, che approfondirà i modelli economici e di resilienza per le microimprese vitivinicole, e di Lucio Palombini, Responsabile Area Internazionalizzazione della Co.N.A.P.I. Nazionale, che affronterà le opportunità legate all’export, alle reti commerciali globali e ai processi di apertura internazionale del comparto. Un contributo di respiro internazionale sarà offerto da Paul Balke, esperto e giornalista internazionale, che analizzerà la dimensione identitaria e comunicativa dell’enoturismo, sottolineando il ruolo della narrazione territoriale e della sostenibilità nella competitività internazionale delle destinazioni del vino.
Sul versante territoriale e operativo, Gianluigi Addimanda, Dottore Agronomo, porterà l’esperienza dell’Irpinia, evidenziando il valore strategico dei vitigni autoctoni e delle pratiche di enoturismo esperienziale. Natalia Falcone, Responsabile Organismi Paritetici E.LAV., illustrerà le opportunità offerte dalle tecnologie emergenti tra winetech e agritech, mentre Mirella Giovino, Responsabile Area Lavoro Co.N.A.P.I. Nazionale, approfondirà il ruolo delle associazioni di categoria nella formazione professionale continua e nel sostegno operativo alle imprese agricole. La chiusura dei lavori sarà affidata a Pierluigi D’Ambrosio, Consigliere delegato a eventi e turismo del Comune di Taurasi. Il convegno rappresenta un momento di confronto costruttivo tra ricerca, istituzioni, impresa e territorio, finalizzato alla definizione di un modello imprenditoriale replicabile, sostenibile e capace di trasformare la viticoltura e l’enoturismo in motori di sviluppo integrato, orientati alla competitività, alla coesione sociale e alla rigenerazione dei territori interni. Un passo decisivo per affermare che l’Irpinia e le aree interne non sono spazi marginali, ma laboratori aperti di innovazione e futuro.
La più grande esposizione permanente dedicata al genio di Leonardo, un percorso immersivo tra modelli, codici e installazioni nel cuore del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.
Milano non è soltanto la città in cui Leonardo da Vinci trascorse alcuni dei suoi anni più fertili: è il luogo in cui il suo pensiero continua a vivere, sedimentato nelle architetture, nella storia e soprattutto negli spazi che oggi gli rendono omaggio. Tra questi, uno in particolare custodisce la sua eredità con una profondità rara: le Gallerie Leonardo, all’interno del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Qui, in un percorso permanente che si estende per oltre 1300 metri quadrati, prende forma un viaggio immersivo nel mondo dell’ingegnere, dell’artista e dell’umanista che ha cambiato la storia.L’esposizione accoglie più di 170 elementi tra modelli storici, ricostruzioni basate sui suoi codici, antichi volumi, macchine scenografiche e installazioni multimediali che permettono di osservare da vicino l’idea di futuro che Leonardo aveva immaginato secoli prima. Non è una semplice collezione: è un racconto organico che attraversa i molteplici volti del Maestro, dalla sua capacità di progettare strumenti innovativi alla sua attitudine a osservare la natura come un laboratorio in continuo movimento.
Il percorso restituisce la complessità del suo metodo: l’ossessione per lo studio dell’acqua e dei suoi moti, le intuizioni sul volo, la visione architettonica, l’ingegno meccanico, fino alla ricerca estetica che univa scienza e armonia. Ogni sala è pensata come una lente che ingrandisce un aspetto diverso della sua mente, senza ridurlo a un’icona bidimensionale ma restituendolo nella sua stratificazione più autentica.Milano, con questa esposizione, riafferma il proprio ruolo come capitale leonardesca: non più solo la città del Cenacolo o della chiusa del Naviglio, ma un luogo in cui l’opera di Leonardo continua a dialogare con il presente. Le Gallerie non celebrano un mito, ma un uomo che ha saputo trasformare il dubbio in metodo e la curiosità in disciplina. Un’eredità che oggi, forse più che mai, risuona come un invito a guardare avanti con immaginazione. L’ingresso è da Via San Vittore 21, ma la destinazione è molto più ampia: è un viaggio dentro l’ingegno umano, attraverso l’opera di chi ha saputo trasformare Milano nella sua officina ideale.
Il Centro Studi e Ricerche della Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale) e UP Training Srl hanno ufficialmente siglato un Protocollo d’Intesa per l’avvio di una ricerca scientifica dedicata alla diversità, all’inclusione e al benessere organizzativo nelle imprese artigiane e nelle realtà produttive di piccola e media dimensione, con particolare attenzione al sistema lombardo e nazionale.
Lo studio, intitolato “Diversity, inclusion and enterprise: building inclusive work communities”, nasce con l’obiettivo di comprendere come le imprese possano diventare comunità di lavoro accoglienti, inclusive e capaci di valorizzare le persone, favorendo modelli organizzativi orientati alla sostenibilità sociale e al miglioramento della qualità del lavoro.
Il questionario di ricerca – già elaborato dal Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale e ora disponibile pubblicamente sui siti delle rispettive parti – rappresenta il primo strumento operativo dell’indagine e consentirà di raccogliere dati fondamentali per fotografare il livello di inclusione e partecipazione nei contesti lavorativi delle piccole e medie imprese.
L’accordo prevede, oltre alla diffusione del questionario, l’organizzazione di iniziative divulgative, webinar, incontri con le aziende e momenti di confronto con gli stakeholder territoriali per promuovere maggiore consapevolezza e coinvolgimento attivo.
Il Protocollo è stato firmato dal dott. Antonio Zizza per il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale e dal dott. Francesco Primerano per UP Training Srl, sottolineando un impegno condiviso nella diffusione di una cultura d’impresa fondata sull’etica, sulla formazione continua e sull’inclusione quali leve di competitività e innovazione.
Il Centro Studi e Ricerche ha la direzione scientifica e metodologica del progetto, mentre UP Training Srl curerà la promozione dell’indagine e il coinvolgimento delle imprese lombarde, facilitando la più ampia partecipazione possibile.
I risultati dello studio, insieme agli aggiornamenti sulle iniziative collegate, saranno pubblicati sul sito istituzionale della Co.N.A.P.I. Nazionale: http://www.conapinazionale.it
Il Direttore Scientifico del Centro Studi e Ricerche, il dott. Antonio Zizza, ha dichiarato: “Questa collaborazione rafforza il valore sociale dell’impresa e conferma l’importanza della ricerca quale strumento di crescita, consapevolezza e innovazione. La formazione professionale, insieme a percorsi di inclusione ben strutturati, rappresenta un elemento decisivo per costruire ambienti di lavoro equi, accoglienti e capaci di valorizzare ogni persona. È proprio investendo nella qualità delle competenze e nelle relazioni umane che le piccole e medie imprese possono rafforzare la propria competitività e contribuire allo sviluppo del territorio.”
Il Ministero del Lavoro ha introdotto nuove misure per valorizzare le competenze acquisite attraverso il volontariato.
Un riconoscimento che trasforma l’impegno civico in un’opportunità concreta per studenti e lavoratori. Il volontariato non è più soltanto un gesto di generosità o un’esperienza personale da raccontare. Con una nuova iniziativa del Ministero del Lavoro, le competenze maturate durante attività di volontariato potranno essere riconosciute ufficialmente sia nel percorso scolastico che in quello professionale. Si tratta di un cambiamento significativo che punta a valorizzare l’impegno civico come strumento di crescita e qualificazione. L’obiettivo è duplice: da un lato, promuovere il volontariato tra i giovani come esperienza formativa e arricchente; dall’altro, offrire a chi ha svolto attività di volontariato la possibilità di vedere riconosciute le competenze acquisite, rendendole spendibili in ambiti concreti come la scuola e il lavoro. Questo riconoscimento non riguarda solo le abilità tecniche, ma anche quelle trasversali: capacità organizzative, comunicative, relazionali, problem solving, gestione del tempo, lavoro in team. Tutti elementi che oggi sono sempre più richiesti e apprezzati nei contesti professionali. Il provvedimento stabilisce criteri chiari per individuare e certificare queste competenze. Gli enti del Terzo Settore potranno collaborare con le istituzioni scolastiche e con i servizi per l’impiego per attivare percorsi di valutazione e certificazione.
In questo modo, il volontariato diventa una risorsa concreta, non solo per chi lo pratica, ma anche per il sistema educativo e produttivo, che può contare su persone più consapevoli, preparate e motivate. Per gli studenti, il volontariato potrà tradursi in crediti formativi, arricchendo il curriculum scolastico e offrendo nuove opportunità di orientamento. Per chi cerca lavoro, invece, le competenze certificate potranno rappresentare un valore aggiunto, utile per distinguersi nei processi di selezione o per accedere a percorsi di formazione professionale. Questa iniziativa segna un passo importante verso una società che riconosce il valore dell’impegno civico e lo integra nei percorsi di crescita individuale. Il volontariato non è più relegato alla sfera del tempo libero o della beneficenza, ma viene riconosciuto come esperienza qualificante, capace di formare cittadini attivi e professionisti competenti. In un momento storico in cui il mondo del lavoro richiede sempre più flessibilità, spirito di iniziativa e capacità di adattamento, il volontariato si rivela una palestra ideale per sviluppare queste qualità. E ora, grazie a questo riconoscimento formale, chi ha scelto di mettersi al servizio degli altri potrà vedere valorizzato il proprio impegno anche sul piano scolastico e professionale. Il messaggio è chiaro: fare volontariato non è solo fare del bene, è anche investire su sé stessi. E da oggi, questo investimento potrà essere riconosciuto, certificato e trasformato in nuove opportunità.
Le risorse di Transizione 5.0 sono esaurite, mentre al Piano 4.0 restano 200 milioni. Il Ministero lavora a nuove misure in legge di bilancio, con comunicazioni valide fino al 31 dicembre.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato che le risorse destinate al programma Transizione 5.0, pari a 3 miliardi di euro, sono state completamente prenotate dalle imprese, segnalando un forte interesse e un elevato gradimento per la misura. A seguito di questa comunicazione si è registrata una significativa accelerazione delle prenotazioni anche sul Piano 4.0, che disponeva di un plafond complessivo di 2,2 miliardi di euro. Alla data odierna risultano ancora disponibili 200 milioni, ma il Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.A. ha chiarito che, al raggiungimento della soglia totale, verrà trasmessa una comunicazione ufficiale di esaurimento delle risorse.
Il Ministero, consapevole della centralità di questi strumenti per sostenere gli investimenti delle imprese in innovazione e sostenibilità, ha dichiarato di essere al lavoro per reperire nuove risorse e garantire continuità, anche attraverso soluzioni che saranno introdotte nella prossima legge di bilancio. Le comunicazioni trasmesse entro il 31 dicembre rimarranno comunque valide e saranno gestite in base all’ordine cronologico di invio, nel caso di reperimento di ulteriori fondi. Questa situazione conferma la grande attenzione delle imprese italiane verso le misure di supporto alla trasformazione digitale ed energetica, evidenziando la necessità di rafforzare ulteriormente gli strumenti di incentivazione per accompagnare il tessuto produttivo nazionale in un percorso di crescita e competitività.
La viticoltura e l’enoturismo sono leve di sviluppo per le aree interne. A Taurasi si discuterà di prospettive con istituzioni ed esperti.
Il 27 novembre 2025, alle ore 16:30, presso il Castello Marchionale di Taurasi nella Sala Carlo Gesualdo, si svolgerà il convegno promosso da Co.N.A.P.I. Nazionale e dal suo Centro Studi e Ricerche, dedicato al ruolo strategico della filiera vitivinicola come infrastruttura economica, sociale e culturale delle aree interne. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Taurasi e dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Avellino, intende sottolineare come la viticoltura e l’enoturismo possano rappresentare un modello imprenditoriale capace di coniugare tradizione e innovazione, valorizzando le risorse locali e aprendo nuove prospettive di sviluppo. Il convegno offrirà un’occasione di confronto tra esperti internazionali, professionisti del settore e imprese, con la presentazione del Rapporto nazionale sulla viticoltura sostenibile, documento che raccoglie dati, analisi e buone pratiche per orientare la crescita del comparto. Saranno affrontati temi cruciali come l’innovazione tecnologica applicata alla produzione, l’internazionalizzazione dei mercati e l’enoturismo come leva di competitività territoriale. L’obiettivo è mettere in evidenza come la filiera vitivinicola non sia soltanto un settore produttivo, ma anche un’infrastruttura culturale e sociale che contribuisce a rafforzare l’identità delle comunità e a generare nuove opportunità occupazionali. La scelta del Castello Marchionale di Taurasi come sede dell’incontro non è casuale: si tratta di un luogo simbolico, legato alla storia e alla tradizione vitivinicola irpina, che ben rappresenta il connubio tra patrimonio culturale e prospettive di sviluppo. La cornice storica del castello offrirà un contesto suggestivo per discutere di futuro, con l’intento di trasformare le aree interne da territori percepiti come marginali a laboratori di innovazione e sostenibilità. Il dibattito finale, aperto alle istituzioni e alle imprese locali, sarà un momento di ascolto e partecipazione, volto a raccogliere idee e proposte concrete per rafforzare la competitività del territorio. La presenza di amministratori, operatori economici e rappresentanti delle categorie professionali garantirà un confronto ampio e inclusivo, capace di mettere in rete esperienze e competenze. Ai Dottori Agronomi e Forestali partecipanti saranno riconosciuti i Crediti Formativi ai sensi del regolamento CONAF 9/2022, a conferma della valenza scientifica e professionale dell’iniziativa. Questo riconoscimento sottolinea l’importanza di un aggiornamento continuo e di una formazione qualificata per affrontare le sfide di un settore in costante evoluzione.
Il convegno di Taurasi si propone dunque come un appuntamento di rilievo nazionale, capace di unire la dimensione locale con quella globale, e di offrire una visione integrata dello sviluppo delle aree interne attraverso la viticoltura e l’enoturismo. Un’occasione per ribadire che il vino non è soltanto un prodotto, ma un racconto di territorio, un patrimonio di cultura e un motore di crescita economica e sociale.
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