PRIMA LE DONNE. REGIA DI GIULIA FIUME


In scena la storia di sei donne che non chiedono celebrazione , ma ascolto. Non simbolo, ma origine.

C’è un momento, prima che lo spettacolo inizi, in cui lo spettatore non è più semplice osservatore, ma viene chiamato in causa. Un foglietto, una domanda: Se potessi garantire alle donne di oggi una nuova conquista, quale sceglieresti? È un gesto piccolo che apre immediatamente un varco: non si sta per assistere a una celebrazione di figure lontane, ma a un passaggio tra passato e presente in cui lo sguardo su di noi diventa inevitabile. Prima le donne, realizzato con il Fondo per lo Spettacolo dal Vivo della Regione Lazio 2025, nasce così, come invito a interrogarsi su ciò che ancora manca, ciò che è stato fatto e ciò che resta da costruire.
In scena compaiono Coco Chanel, Oprah Winfrey, Hedy Lamarr, Marie Curie, Maria Montessori e Malala Yousafzai: donne che hanno attraversato epoche e contesti diversi lasciando impronte destinate a modificare il pensiero comune. Non vengono presentate come icone da venerare, ma come corpi vivi, pieni di contraddizioni, ostinazioni, scelte rischiose e desideri.

La regia di Giulia Fiume dà loro voce attraverso una narrazione che non cerca mai la mitizzazione, ma la prossimità: due sgabelli, colonne a specchio che rimandano riflessi e scenari interiori, musica e movimenti che non decorano, ma fanno entrare nella sostanza delle biografie. Ritorna una frase storica attribuita a Chanel: «Non ho messo i pantaloni alle donne per liberarle, ma le tasche.»
Quando Coco la pronuncia, in sala si sorride. È un riso vero, quasi liberatorio: «Mi celebrate per la rivoluzione che avrei compiuto… ma in realtà l’ho fatto perché i pantaloni erano più comodi.»
Una battuta che, con leggerezza, toglie retorica all’idea di emancipazione e la riporta al corpo, alla vita quotidiana, al semplice diritto di scegliere cosa ci fa stare bene.
Ed è a partire da quel rovesciamento che lo spettacolo indica un punto chiave: non si tratta di chiedere “ciò che manca”, ma di riconoscere ciò che già c’è. «Siamo cresciute in un sistema che ci ha convinte di avere qualcosa in meno» osserva Fiume. «Il lavoro è accorgersi delle nostre possibilità, senza aspettare che qualcuno ci dia il permesso.»
La conquista, prima ancora che politica, è intima: è prendere posto nel proprio spazio, senza ridurlo, senza scusarsi.

Il contatto con queste sei vite non è rimasto senza effetto neppure sulla regia. Fiume racconta che attraversarle l’ha riportata a un’urgenza sottile ma decisiva: restare autentica. Non nel senso di irrigidirsi su un’identità fissa, ma nel saper “destreggiare” senza perdere il proprio centro. «Sono per levigare le spigolosità», spiega. «Sono per i compromessi, per i cambi di rotta, se un punto di vista diverso mi apre a qualcosa di nuovo. Ma non per allinearmi a qualunque costo, non per essere accomodante perché devo».
Il titolo Prima le donne non si pone come slogan rivendicativo né come provocazione. È piuttosto un riconoscimento di origine. Le donne come origine, come futuro, come forza che non è resistenza ma trasformazione.. «C’è qualcosa di divino nelle donne» afferma Fiume. Un divino quotidiano, fatto di gesti piccoli, ostinazione, creatività che resiste. Alla fine dello spettacolo, la domanda iniziale ritorna, ma non è più la stessa. Nel foyer, il sondaggio attende le risposte del pubblico, e a quel punto ciascuno ha già intrapreso un movimento interiore. La conquista da augurare alle donne di oggi potrebbe essere molte cose: spazio, libertà, ascolto, sicurezza, possibilità. Ma ce n’è una che le include tutte e le precede: imparare a volersi bene senza chiedere permesso. È forse da lì che comincia davvero la trasformazione. Da sé, per sé, e poi per il mondo.

SCIOPERO DEL 12 DICEMBRE: ANCORA UNA VOLTA A RIMETTERCI SONO LE PICCOLE IMPRESE


Lo sciopero generale del 12 dicembre colpisce soprattutto le piccole imprese: chiusure e perdite senza tutele.

Il 12 dicembre è stato proclamato uno sciopero generale da parte del segretario della CGIL Maurizio Landini. Un appuntamento che, ancora una volta, si presenta come una manifestazione di contrapposizione politica più che come un reale strumento di dialogo. Nel mirino, il Governo Meloni e la manovra economica.
Ma mentre la protesta si prepara a sfilare nelle piazze, esiste un’Italia che non può permettersi di fermarsi: quella delle botteghe artigiane, degli studi professionali, delle microimprese familiari e delle piccole aziende che rappresentano l’ossatura produttiva del Paese.
Per queste realtà, lo sciopero non è un tema di bandiere, ma di sopravvivenza.
Chi lavora con partita IVA o guida un’impresa artigiana o commerciale non dispone di ammortizzatori per le giornate perse. Se la serranda resta chiusa, non entra fatturato. Se non entra fatturato, non si coprono stipendi, fornitori, mutui, contributi. È un’economia reale, concreta, quotidiana, lontana dalle coreografie ideologiche.

La distanza culturale tra chi guida i cortei e chi solleva le saracinesche all’alba è evidente. Lo schema di riferimento di certi sindacalismi resta quello della grande fabbrica del secolo scorso, mentre oggi il tessuto produttivo italiano è fatto, per oltre il 90%, di piccole e piccolissime imprese.Il Paese produttivo non contesta il diritto allo sciopero. Ma chiede che lo si eserciti con responsabilità e con uno sguardo rivolto al presente, non al passato.
Le priorità per chi produce e rischia sono altre.
Uno sciopero generale, così com’è strutturato, finisce per creare un danno proprio a chi dovrebbe essere sostenuto: il lavoro vivo, quotidiano, quello che genera valore e non slogan.
Se si vuole difendere il lavoro, bisogna ascoltare chi il lavoro lo crea.
L’Italia delle botteghe non alza la voce: apre le porte, accende le luci del laboratorio, forma i giovani, mantiene vive tradizioni e professionalità. È un patrimonio sociale prima ancora che economico.
Per questo, oggi più che mai, serve una politica capace di dialogare con chi produce e non soltanto con chi protesta.

Co.N.A.P.I. NAZIONALE AL MERANO WINEFESTIVAL


Co.N.A.P.I. Nazionale ha partecipato al Merano WineFestival, confermando il proprio impegno a sostegno delle imprese italiane.

Anche quest’anno una delegazione dell’associazione ha preso parte alla manifestazione, portando esperienza e competenza a favore delle realtà produttive. La presenza del Direttore del Centro Studi, dottor Antonio Zizza, e della Responsabile della Contrattazione Collettiva Nazionale, avvocato Mirella Giovino, ha dato valore ai tavoli di confronto, contribuendo con idee concrete e spirito di collaborazione.
Il Merano WineFestival non è soltanto un evento dedicato al vino e alle eccellenze gastronomiche, ma rappresenta un vero e proprio laboratorio di idee e relazioni. Qui si incontrano produttori, artigiani del gusto, piccole e medie imprese, istituzioni e associazioni di categoria, tutti accomunati dalla volontà di valorizzare il lavoro quotidiano e di costruire prospettive di crescita. La partecipazione di Co.N.A.P.I. si inserisce in questo contesto come testimonianza di vicinanza alle imprese e di attenzione alle dinamiche che riguardano il tessuto economico italiano.

Nei dibattiti affrontati durante la manifestazione sono emersi temi di grande rilevanza: la tutela delle filiere produttive, la semplificazione normativa, il sostegno alle micro e piccole imprese e la valorizzazione del saper fare artigiano. Quest’ultimo è stato riconosciuto come un pilastro dell’identità economica e culturale del Paese, un patrimonio che va difeso e promosso anche a livello internazionale. Co.N.A.P.I. ha sottolineato come la salvaguardia delle competenze artigiane non sia soltanto un valore culturale, ma anche una strategia di sviluppo economico, capace di rendere l’Italia competitiva sui mercati globali.
Il contributo del dottor Antonio Zizza e dell’avvocato Mirella Giovino ha arricchito i tavoli di confronto con proposte concrete e con un approccio orientato al dialogo e alla collaborazione.
“La nostra presenza al Merano WineFestival testimonia l’impegno costante di Co.N.A.P.I. nel sostenere chi produce con qualità e dedizione,” ha dichiarato Antonio Zizza.

“È nei luoghi di confronto e di visione che si costruiscono opportunità concrete per le imprese italiane.”
“Essere qui significa dare voce alle micro e piccole imprese, che rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana,” ha aggiunto Mirella Giovino. “Il nostro compito è lavorare per semplificare le regole e valorizzare il saper fare, affinché queste realtà possano crescere e competere.”
La partecipazione al Merano WineFestival conferma la volontà di Co.N.A.P.I. di essere presente nei contesti strategici, dove si intrecciano relazioni e si delineano opportunità. L’associazione continua a svolgere un ruolo di sostegno concreto alle imprese, accompagnandole nei processi di innovazione e di valorizzazione delle tradizioni. L’Italia che cresce è l’Italia che lavora, e Co.N.A.P.I. si pone accanto a chi ogni giorno contribuisce con dedizione e qualità allo sviluppo del Paese.

NOTTI DELLA MODA 2025: OLTRE 30 ISTITUTI ITALIANI APRONO LE PORTE A STUDENTI E FAMIGLIE


Le Notti della Moda 2025 si confermano come uno degli appuntamenti più significativi nel panorama formativo italiano, un’iniziativa che unisce orientamento, creatività e dialogo tra scuola e impresa.

Oltre trenta istituti scolastici e accademie di moda, distribuiti su tutto il territorio nazionale, apriranno le loro porte in orario serale per accogliere studenti, famiglie e appassionati del settore.
L’evento si svolgerà nel mese di novembre 2025, con date specifiche che variano da istituto a istituto. Ogni scuola aderente proporrà un calendario personalizzato, consultabile sui rispettivi siti web o attraverso le comunicazioni ufficiali del Ministero dell’Istruzione.
L’obiettivo è chiaro e ambizioso: offrire un’occasione concreta per conoscere da vicino il mondo della moda, esplorare i percorsi formativi disponibili e comprendere le opportunità professionali che questo settore può offrire. Le serate saranno animate da visite guidate agli atelier e ai laboratori, sfilate di abiti realizzati dagli studenti, presentazioni di progetti creativi, incontri con docenti, ex allievi e professionisti del settore.
Le Notti della Moda rappresentano un vero e proprio ponte tra scuola e impresa, un modello virtuoso che punta a valorizzare le competenze e i talenti dei giovani, favorendo il dialogo con le aziende e con il mondo produttivo. In un contesto in cui la moda italiana continua a essere sinonimo di eccellenza nel mondo, investire nella formazione significa garantire un futuro solido e innovativo al settore.

L’iniziativa è promossa dal Ministero dell’Istruzione, con il sostegno di enti regionali, associazioni di categoria e imprese del settore moda. Si inserisce in un più ampio progetto di rilancio dell’istruzione tecnico-professionale, volto a rafforzare il legame tra scuola e mondo del lavoro, e a rendere più attrattivi i percorsi formativi legati alla creatività, al design e all’artigianato.
Le Notti della Moda 2025 non sono solo un’occasione per orientarsi nella scelta del percorso scolastico, ma anche un momento di festa, di scoperta e di condivisione, dove la passione per la moda diventa motore di crescita culturale e professionale. I visitatori potranno toccare con mano il lavoro quotidiano svolto dagli studenti, osservare le tecniche di confezionamento, conoscere le tecnologie applicate alla moda e dialogare con chi ha trasformato la propria vocazione in una carriera.
In un mondo che cambia rapidamente, dove la creatività si intreccia con la tecnologia e la sostenibilità, le scuole di moda italiane si presentano come laboratori di futuro, pronti ad accogliere e formare le nuove generazioni di stilisti, modellisti, designer e imprenditori.

Le Notti della Moda 2025 sono l’invito a entrare in questo mondo, a viverlo, a immaginarlo e a costruirlo insieme.
L’iniziativa si rivolge anche alle famiglie, chiamate a svolgere un ruolo attivo nel percorso di orientamento dei propri figli. Partecipare a questi eventi significa condividere scelte, scoprire nuove prospettive e comprendere le potenzialità di un settore che, oltre a essere creativo, è anche strategico per l’economia nazionale. La moda, infatti, non è solo stile e bellezza, ma anche innovazione, ricerca, sostenibilità e impresa.
Le Notti della Moda 2025 celebrano tutto questo: il talento, la passione, la formazione e il futuro. Un’occasione per guardare oltre, per credere nei sogni e per costruire, passo dopo passo, una nuova generazione di professionisti capaci di portare avanti la grande tradizione italiana con uno sguardo rivolto al mondo.

MILANO CORTINA 2026: UN VOLANO ECONOMICO PER L’ITALIA E UN’OPPORTUNITÀ STRATEGICA PER LE IMPRESE


Milano Cortina 2026 è un’occasione economica unica per imprese, territori e innovazione italiana.

I Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 non rappresentano soltanto un evento sportivo di portata globale, ma anche un catalizzatore di sviluppo economico e innovazione per il sistema produttivo italiano. L’organizzazione della manifestazione coinvolge due poli strategici – Milano, capitale economica e finanziaria, e Cortina d’Ampezzo, icona del turismo alpino – e si estende a un ampio territorio che include Valtellina, Val di Fiemme e altre località montane, generando ricadute economiche diffuse e multisettoriali.

Secondo le stime del Comitato Organizzatore, l’indotto economico complessivo dei Giochi potrebbe superare i 4 miliardi di euro, tra investimenti diretti, ricadute turistiche, occupazione e valorizzazione immobiliare. Il modello scelto privilegia la sostenibilità economica e ambientale: oltre l’80% degli impianti sportivi sarà riutilizzato o riqualificato, riducendo i costi infrastrutturali e massimizzando l’efficienza degli investimenti pubblici e privati.

Uno dei principali driver economici è rappresentato dalle opere infrastrutturali. Tra le più rilevanti figurano il potenziamento della linea ferroviaria Milano–Tirano, l’ammodernamento della viabilità in Veneto e Lombardia, e la realizzazione del Villaggio Olimpico a Milano, che sarà riconvertito in studentato universitario al termine dei Giochi. Questi interventi non solo miglioreranno la mobilità e l’accessibilità delle aree coinvolte, ma lasceranno un’eredità duratura in termini di servizi e attrattività territoriale.

Il settore turistico è atteso a una crescita significativa. L’evento attirerà centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo, con un impatto diretto su strutture ricettive, ristorazione, commercio e servizi. Le prenotazioni alberghiere nelle località olimpiche registrano già un incremento, e si prevede un effetto traino anche per le stagioni successive, grazie alla visibilità internazionale garantita dalla copertura mediatica globale.

Anche il mercato del lavoro beneficerà dell’evento: si stimano oltre 20.000 posti di lavoro temporanei e permanenti generati lungo tutta la filiera, dall’edilizia al turismo, dalla logistica alla comunicazione. Le imprese locali, in particolare le PMI, avranno l’opportunità di partecipare a bandi e forniture, rafforzando il tessuto produttivo e favorendo l’innovazione.

Per le aziende italiane, MILANO CORTINA 2026 rappresenta una vetrina strategica senza precedenti. Le imprese coinvolte nella progettazione, costruzione, fornitura e gestione dei servizi olimpici potranno beneficiare di una visibilità internazionale, accedere a nuovi mercati e consolidare la propria reputazione. Il design dei podi, delle divise, delle infrastrutture e degli allestimenti sarà firmato da aziende italiane, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e all’accessibilità, offrendo un’occasione concreta per valorizzare il Made in Italy.

Le imprese del settore tecnologico potranno sperimentare soluzioni digitali avanzate per la gestione dei flussi, la sicurezza, la mobilità intelligente e l’esperienza utente. Quelle attive nel campo della sostenibilità ambientale avranno l’opportunità di proporre materiali innovativi, sistemi energetici efficienti e modelli di economia circolare. Anche il comparto agroalimentare potrà beneficiare dell’evento, promuovendo eccellenze locali e filiere di qualità attraverso eventi, hospitality e merchandising.

In sintesi, MILANO CORTINA 2026 non è solo una celebrazione dello sport, ma un progetto di sviluppo economico integrato, capace di generare valore, occupazione e reputazione per l’Italia. Un’occasione da cogliere con visione strategica, capacità di sistema e spirito imprenditoriale.

LE SMOKING. LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA DI YSL


Un taglio netto, una linea che afferma. è la nascita di una nuova postura del corpo femminile nello spazio.

Parigi, 1966. Yves Saint Laurent decide che la moda può prendere posizione, senza alzare la voce ma cambiando la percezione stessa del corpo e del potere. In un’epoca in cui l’eleganza femminile era ancora vincolata a gonne strutturate e silhouette disciplinate, lui compie un gesto semplice e radicale: prende lo smoking, simbolo del dominio maschile, e lo dona alle donne.Non si tratta di un travestimento né di un gioco ironico. Saint Laurent non imita. Reinventa.
Ammorbidisce le linee, scolpisce il punto vita, allunga la giacca fino a renderla seconda pelle. Mantiene l’autorità del capo maschile, ma ne riorganizza il linguaggio sul corpo femminile. Nasce così Le Smoking: un’icona, non un abito.

Le prime immagini sono già rivoluzione: modelle avvolte nel nero più puro, una sigaretta tra le dita, lo sguardo diretto, senza richiesta di approvazione. Non è seduzione compiaciuta: è presenza. Per la prima volta lo smoking non indica appartenenza a un club maschile, non è uniforme da salotto privato: diventa atto di parità.
L’abito smette di definire chi è autorizzato a occupare lo spazio. Lo spazio si prende.Quello che Saint Laurent afferma, con l’eleganza di chi non ha bisogno di urlare, è che la femminilità può essere scelta, non imposizione. Una donna può essere autorevole senza rinunciare al desiderio, sensuale senza conformarsi alle aspettative. La forza non cancella l’eleganza: la ridefinisce.

Molti locali, all’inizio, non permettevano l’ingresso alle donne in pantaloni. Portare Le Smoking era quindi un gesto politico quotidiano, una dichiarazione identitaria vissuta sulla pelle. Una rivoluzione fatta di tessuto, postura e sguardo.Oggi, sotto la direzione di Anthony Vaccarello, Le Smoking non è nostalgia: è archetipo. Continua a mutare, ad affinarsi, a tradurre il potere femminile nel linguaggio del presente. Ogni collezione lo ripropone come possibilità: essere sé stesse senza attenuarsi.Da quel 1966, l’eleganza non coincide più con l’obbedienza alla forma.
È qualcosa di più profondo: è presenza, è posizione, è libertà.
Ed è per questo che Le Smoking non è moda.
È storia che continua a camminare.

VOLONTARIATO: LE COMPETENZE CHE FANNO CURRICULUM


Il Ministero del Lavoro ha introdotto nuove misure per valorizzare le competenze acquisite attraverso il volontariato. Un riconoscimento che trasforma l’impegno civico in un’opportunità concreta per studenti e lavoratori.

Il volontariato non è più soltanto un gesto di generosità o un’esperienza personale da raccontare. Con una nuova iniziativa del Ministero del Lavoro, le competenze maturate durante attività di volontariato potranno essere riconosciute ufficialmente sia nel percorso scolastico che in quello professionale. Si tratta di un cambiamento significativo che punta a valorizzare l’impegno civico come strumento di crescita e qualificazione.
L’obiettivo è duplice: da un lato, promuovere il volontariato tra i giovani come esperienza formativa e arricchente; dall’altro, offrire a chi ha svolto attività di volontariato la possibilità di vedere riconosciute le competenze acquisite, rendendole spendibili in ambiti concreti come la scuola e il lavoro. Questo riconoscimento non riguarda solo le abilità tecniche, ma anche quelle trasversali: capacità organizzative, comunicative, relazionali, problem solving, gestione del tempo, lavoro in team. Tutti elementi che oggi sono sempre più richiesti e apprezzati nei contesti professionali.
Il provvedimento stabilisce criteri chiari per individuare e certificare queste competenze. Gli enti del Terzo Settore potranno collaborare con le istituzioni scolastiche e con i servizi per l’impiego per attivare percorsi di valutazione e certificazione. In questo modo, il volontariato diventa una risorsa concreta, non solo per chi lo pratica, ma anche per il sistema educativo e produttivo, che può contare su persone più consapevoli, preparate e motivate.
Per gli studenti, il volontariato potrà tradursi in crediti formativi, arricchendo il curriculum scolastico e offrendo nuove opportunità di orientamento.

Per chi cerca lavoro, invece, le competenze certificate potranno rappresentare un valore aggiunto, utile per distinguersi nei processi di selezione o per accedere a percorsi di formazione professionale.
Questa iniziativa segna un passo importante verso una società che riconosce il valore dell’impegno civico e lo integra nei percorsi di crescita individuale. Il volontariato non è più relegato alla sfera del tempo libero o della beneficenza, ma viene riconosciuto come esperienza qualificante, capace di formare cittadini attivi e professionisti competenti.
In un momento storico in cui il mondo del lavoro richiede sempre più flessibilità, spirito di iniziativa e capacità di adattamento, il volontariato si rivela una palestra ideale per sviluppare queste qualità. E ora, grazie a questo riconoscimento formale, chi ha scelto di mettersi al servizio degli altri potrà vedere valorizzato il proprio impegno anche sul piano scolastico e professionale.
Il messaggio è chiaro: fare volontariato non è solo fare del bene, è anche investire su sé stessi. E da oggi, questo investimento potrà essere riconosciuto, certificato e trasformato in nuove opportunità.

GIORNATA NERA PER LE MORTI SUL LAVORO: CINQUE VITTIME IN SOLE 24 ORE. LA Co.N.A.P.I. ACCELERA SUI MODELLI ORGANIZZATIVI DI GESTIONE DELLA SICUREZZA


Cinque morti sul lavoro in 24 ore. Co.N.A.P.I. rafforza i modelli di sicurezza e valorizza il ruolo del preposto.

Una giornata drammatica per il mondo del lavoro. Nelle ultime 24 ore si sono registrate altre cinque vittime sul lavoro, un bilancio che porta a numeri sempre più allarmanti dall’inizio dell’anno. Di fronte a questa emergenza, la Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I. Nazionale) ha convocato questa mattina una riunione straordinaria per accelerare l’implementazione dei modelli organizzativi di gestione della sicurezza, in collaborazione con l’Organismo Paritetico Nazionale Elav (OPN Elav).
Durante l’incontro, l’attenzione si è concentrata in particolare sulla figura del preposto, ritenuta sempre più centrale e strategica nelle politiche di prevenzione. Il preposto, infatti, rappresenta il primo presidio di controllo e di verifica delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche un vero catalizzatore nella diffusione dei modelli di gestione e della cultura della prevenzione tra i lavoratori.
La Co.N.A.P.I., insieme all’OPN Elav, sta operando in modo sinergico per promuovere e diffondere l’adozione dei modelli organizzativi di gestione e delle commissioni di asseverazione, con l’obiettivo di consolidare una sicurezza aziendale più strutturata, efficace e partecipata.
In quest’ottica, si punta anche a una rivalutazione normativa del ruolo del preposto, affinché questa figura venga adeguatamente formata, riconosciuta e valorizzata quale elemento chiave nei processi di prevenzione.

Come ha sottolineato la Presidenza della Confederazione, l’obiettivo non è sostituire le buone prassi sulla salute e sicurezza, ma integrarle attraverso un sistema di gestione che si sviluppi in tre fasi operative:
1. Programmazione – definizione delle priorità e pianificazione delle azioni, considerando i diversi livelli di rischio e le specificità delle attività produttive;
2. Attuazione – implementazione concreta delle misure di sicurezza attraverso il lavoro coordinato di RSPP e preposti;
3. Verifica – controllo e monitoraggio continuo delle misure messe in atto, grazie al contributo dei RLS e degli RLST.
Questo nuovo approccio organizzativo rappresenta una svolta culturale per la prevenzione, capace di rendere la sicurezza parte integrante della gestione aziendale quotidiana, e non un mero adempimento formale.
La Co.N.A.P.I. e l’OPN Elav sono convinti che solo attraverso l’organizzazione, la formazione e la responsabilizzazione di tutte le figure coinvolte si possa arrivare a una riduzione concreta degli infortuni, soprattutto di quelli mortali, che continuano a colpire in modo drammatico i settori ad alto rischio come l’edilizia e l’industria pesante.

RESILIENZA PROFESSIONALE: UNA COMPETENZA DA “ALLENARE”


Si parla molto di resilienza, una competenza che è spesso data per scontata

Nel mondo del lavoro contemporaneo e non solo, la parola “resilienza” è diventata un po’ mantra. Ma cosa significa davvero essere resilienti in ambito professionale? E perché questa competenza è oggi considerata strategica per imprese, lavoratori e consulenti del lavoro? In questo articolo esploriamo il significato della resilienza come soft skill, il suo impatto sul benessere e sulla performance, e come potenziarla attraverso percorsi di formazione mirati.
Innanzitutto partiamo dal significato. La resilienza, in generale, è la capacità di affrontare le difficoltà, adattarsi ai cambiamenti e riorganizzarsi dopo eventi critici, mantenendo equilibrio emotivo e motivazione. In ambito lavorativo, questa qualità si traduce nella prontezza a reagire a pressioni, fallimenti, ristrutturazioni aziendali, nuove tecnologie, obiettivi sfidanti e contesti incerti.
Attenzione però: non si tratta di “resistere stoicamente” a tutto, ma di evolvere attraverso l’esperienza. I professionisti resilienti, infatti, non sono solo quelli che superano gli ostacoli, ma sono soprattutto quelli trasformano in occasioni di apprendimento e crescita.
Secondo il World Economic Forum, la resilienza è tra le competenze trasversali più richieste entro il 2025. Le aziende cercano collaboratori capaci di affrontare l’incertezza con lucidità, di gestire lo stress senza compromettere la produttività, e di contribuire attivamente anche in situazioni complesse.

Resilienza: una competenza sempre più richiesta

La resilienza rappresenta una leva strategica da promuovere nei processi di selezione, nei piani di sviluppo delle risorse umane e nei programmi di welfare aziendale. Questo perché si tratta di una competenza che incide direttamente sulle performance individuali e di team, sul clima organizzativo all’interno dell’azienda, sulla capacità di innovazione, sulla fidelizzazione dei talenti e, soprattutto, aspetto su cui insistiamo spesso, sulla riduzione del rischio di burnout.
Parliamoci chiaro: la resilienza non è solo un possibile un talento innato, ma una competenza che può essere allenata. Ecco perché la formazione professionale gioca un ruolo chiave attraverso, per esempio una formazione esperienziale che si basi su gestione dello stress, intelligenza emotiva e mindfulness, ma anche su simulazioni di situazioni critiche e role playing, oltre che su attività outdoor e team building.

Un tipo di formazione improntata alla resilienza può anche passare attraverso strategie di coaching e mentoring, con percorsi individuali per rafforzare l’autoefficacia e supporto nella definizione di obiettivi e nella gestione delle emozioni, e attraverso la formazione digitale, con corsi online su resilienza, leadership adattiva, change management e webinar e microlearning per una fruizione flessibile.
Per le imprese, promuovere la resilienza significa costruire organizzazioni più agili, capaci di affrontare le crisi senza perdere competitività. Per i consulenti del lavoro, è un’opportunità per proporre soluzioni innovative e personalizzate, che rispondano alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.
In un contesto post-pandemico, segnato da instabilità geopolitica, transizione digitale e nuove modalità di lavoro, la resilienza diventa un fattore critico di successo non solo per affrontare le sfide, ma per anticiparle.
Investire nella formazione sulla resilienza significa costruire un mondo del lavoro più sano, più umano e più sostenibile. Perché la vera forza non è resistere, ma trasformarsi.

PRISON BREAK RITORNA. MA NON È PIU’ LO STESSO HULU RIAPRE LE CELLE: UN NUOVO INIZIO, NON UN REVIVAL

Dimenticate Michael Scofield e le mappe tatuate sul corpo: Prison Break sta per tornare, ma in un’altra forma.

Hulu ha confermato ufficialmente la produzione di un nuovo capitolo ambientato nello stesso universo narrativo, scritto e diretto da Elgin James (Mayans M.C.).
Non si tratta di un sequel nostalgico: è una rifondazione, con nuovi personaggi e nuovi codici morali.Al centro, una protagonista femminile: Emily Browning sarà Cassidy Collins, ex soldatessa diventata agente penitenziaria in una delle prigioni più dure d’America. Con lei Lukas Gage, Drake Rodger e Clayton Cardenas. Un cast giovane, ruvido, sospeso tra trauma e redenzione. La vera notizia, però, è il tono.
Il nuovo Prison Break promette un’estetica più cruda, contemporanea e fisica: meno ingegni e più corpo, più tensione interiore che architettura della fuga. James — musicista, regista e outsider di Hollywood — porta con sé la sensibilità di chi racconta i margini, più vicina al realismo sociale che al thriller spettacolare.

Le riprese inizieranno nell’estate 2025 nella penitenziaria di Moundsville, in West Virginia: un luogo reale, dismesso, dove i muri portano ancora i graffi della detenzione. Un set che, per la prima volta, potrebbe restituire la prigione come spazio politico e sensoriale, non solo narrativo.Nessun ritorno per i volti storici:
Wentworth Miller ha dichiarato di non voler più interpretare ruoli eterosessuali, e Dominic Purcell resta fuori dal progetto.
Una scelta coerente con l’idea di un Prison Break che abbandona la virilità eroica per interrogarsi su identità, colpa e potere — temi oggi più urgenti che mai. In questo reboot, la prigione non è solo un luogo da cui evadere, ma una condizione da decifrare.
E forse, la vera evasione sarà quella dalle regole narrative del passato.