CAPODANNO, FORMAZIONE E STRATEGIA: LA SKILL DELLA PROGRAMMAZIONE


Programmare le proprie attività e quelle aziendali per una maggiore efficienza

Il passaggio da un anno all’altro è un momento simbolico, ma nel mondo del lavoro assume un valore ancora più concreto: è il tempo in cui molte organizzazioni si fermano, osservano ciò che è stato fatto e decidono come ripartire. Si tratta, a ben vedere, di un esercizio di consapevolezza che non riguarda solo i numeri o i risultati, ma soprattutto la capacità di immaginare e costruire il futuro.
In questo scenario, una competenza emerge come fondamento di ogni processo di crescita: la programmazione.

Ma che cos’è la programmazione? Di certo non si tratta di una semplice abilità operativa, né di un’attività confinata ai project manager. Programmare significa dare forma al cambiamento, trasformare le intenzioni in direzioni, i propositi in strategie, le strategie in azioni, e proprio per questo dovrebbe essere considerata una competenza chiave da coltivare nella formazione aziendale.

Programmare: la bussola che orienta

Programmare per persone e organizzazioni, in un contesto economico caratterizzato da incertezza, volatilità e trasformazioni rapide, significa infatti definire obiettivi chiari, realistici e misurabili ma anche stabilire priorità, evitando dispersioni e sovraccarichi. Programmare, poi, significa allocare risorse in modo strategico, prevedere scenari alternativi, mantenendo flessibilità, monitorare i progressi e correggere la rotta quando necessario.

Questo ci fa capire come la programmazione sia ciò che permette alle aziende di non subire il cambiamento, ma di anticiparlo.

Il Capodanno, con la sua carica simbolica, offre un’occasione preziosa per trasformare i desideri in impegni concreti.
Molte organizzazioni, in questo periodo, formulano propositi ambiziosi: innovare, crescere, migliorare il benessere interno, investire in sostenibilità, rafforzare la cultura aziendale. Ma senza una programmazione strutturata, questi propositi rischiano di restare dichiarazioni d’intenti.
La domanda chiave a questo punto diventa: come trasformare un proposito in un percorso?

La risposta passa da tre passaggi fondamentali:

  • Chiarezza: comprendere perché un obiettivo è importante e quale impatto avrà.
  • Traduzione operativa: definire attività, tempi, responsabilità.
  • Monitoraggio: costruire un sistema che permetta di verificare l’avanzamento e adattare le scelte.

In questo senso, il Capodanno non è solo un momento di bilancio, ma un vero e proprio laboratorio di strategia.
Attenzione, però. L’attitudine a una buona programmazione può non essere una competenza innata e quindi è necessario apprenderla, allenarla, affinarla.
Per questo dovrebbe essere parte integrante dei percorsi formativi aziendali, non come modulo tecnico, ma come competenza trasversale che coinvolge tutti i livelli dell’organizzazione.

Ecco alcune modalità efficaci per integrarla:

  1. Formazione sulla gestione del tempo e delle priorità: aiuta le persone a distinguere ciò che è urgente da ciò che è importante, a pianificare in modo realistico e a ridurre lo stress operativo.
  2. Laboratori di project management:
    Trasformano gli obiettivi in piani concreti, introducendo strumenti come Gantt, roadmap, canvas strategici.
  3. Workshop di visione strategica:
    Permettono ai team di collegare i propositi aziendali ai trend del settore, alle evoluzioni del mercato e alle esigenze dei clienti.
  4. Percorsi di leadership e responsabilizzazione: perché programmare significa anche saper guidare, delegare, comunicare e mantenere la rotta.
  5. Cultura del feedback e della revisione continua: la programmazione non è un documento statico, ma un processo dinamico che vive di aggiustamenti e apprendimento.

Integrare queste competenze nella formazione significa costruire un’organizzazione più consapevole, più autonoma e più capace di affrontare la complessità.

Se il Capodanno è il tempo dei buoni propositi, allora il mondo del lavoro può cogliere questa energia per fare un passo in più: trasformare la programmazione in una competenza diffusa, condivisa e strategica.

MONEY AWARDS 2025: UN RICONOSCIMENTO ALL’INNOVAZIONE E ALLA SOSTENIBILITÀ


I Money Awards 2025 premiano le imprese italiane che crescono, innovano e investono in sostenibilità, valorizzando trasparenza e visione.

Il panorama imprenditoriale italiano si arricchisce di un nuovo e significativo riconoscimento: i Money Awards 2025. Questo premio, nato da un’intensa riflessione sul ruolo delle imprese nel contesto economico e sociale contemporaneo, si propone di valorizzare quelle realtà aziendali che si distinguono per capacità di innovazione, investimenti sostenibili e trasparenza gestionale.
L’obiettivo principale è premiare le aziende che generano crescita reale, contribuendo in modo tangibile allo sviluppo del Paese. Non si tratta solo di numeri, ma di visione, impatto e responsabilità. I Money Awards 2025 vogliono dare visibilità alle eccellenze imprenditoriali italiane, raccontando storie di successo che siano anche modelli di riferimento per il futuro.

Le categorie principali del premio riflettono questa ambizione. I Growth Awards sono dedicati alle aziende che hanno registrato una forte crescita, dimostrando solidità e dinamismo. I Future Awards, invece, mettono in luce quelle realtà che si distinguono per innovazione e visione strategica, capaci di anticipare le sfide e di proporre soluzioni sostenibili e inclusive.
In un momento storico in cui il tessuto produttivo italiano è chiamato a reinventarsi, i Money Awards 2025 rappresentano un’occasione per celebrare il merito, stimolare il cambiamento e rafforzare il legame tra impresa e società. Un premio che non si limita a riconoscere il successo, ma lo interpreta come responsabilità condivisa e come promessa di futuro.

CHIUSURA DEL 2025 DELLA CO.N.A.P.I.: CRESCITA, CONVEGNI E PRODUZIONE SCIENTIFICA


Il 2025 si chiude per la Co.N.A.P.I. come un anno di crescita strutturale, consolidamento organizzativo e rafforzamento della propria presenza nel tessuto economico e sociale del territorio.

Sotto la guida del presidente Basilio Minichiello, la Confederazione ha proseguito un percorso di espansione fondato sulla qualità dei servizi, sulla vicinanza alle imprese e sulla capacità di interpretare con lucidità le trasformazioni del mercato. In un contesto nazionale segnato da rallentamenti produttivi e da un clima di incertezza, la Co.N.A.P.I. ha scelto di investire sulla competenza, sulla formazione e sulla costruzione di reti collaborative, diventando un punto di riferimento stabile per imprenditori, professionisti e cittadini.

Nel corso dell’anno si è registrato un incremento significativo delle adesioni e dell’utilizzo degli sportelli dedicati alla consulenza amministrativa, fiscale, previdenziale e alla creazione d’impresa. La Confederazione ha accompagnato numerose realtà produttive nei processi di regolarizzazione, accesso ai bandi, pianificazione finanziaria e sviluppo di nuove attività, contribuendo a sostenere un tessuto imprenditoriale che, pur tra difficoltà diffuse, ha mostrato vitalità e capacità di adattamento. La crescita della Co.N.A.P.I. è stata alimentata anche da un’intensa attività di rappresentanza istituzionale, con la partecipazione a tavoli di confronto su lavoro, welfare, innovazione e sviluppo locale, sempre con un approccio orientato alla collaborazione e alla concretezza.

Il 2025 è stato inoltre un anno particolarmente ricco sul piano culturale e scientifico. La Confederazione ha promosso e organizzato convegni di rilievo nazionale, tra cui il Forum sull’Innovazione nelle Microimprese, il Seminario sulla Transizione Amministrativa e Digitale, la Giornata di Studi sul Lavoro Autonomo e le Nuove Professioni e, in un contesto di grande valore territoriale, il Convegno Vitivinicolo di Taurasi, dedicato alle prospettive del settore enologico e al ruolo strategico delle produzioni di qualità nelle aree interne.

Quest’ultimo appuntamento ha riunito produttori, tecnici, studiosi e amministratori, offrendo un confronto approfondito sulle sfide della filiera, sulla valorizzazione delle denominazioni e sulle opportunità legate all’enoturismo e ai mercati internazionali. La partecipazione ampia e qualificata ha confermato la capacità della Co.N.A.P.I. di generare dibattito, diffondere conoscenza e sostenere i comparti produttivi più identitari del territorio.

Un ruolo decisivo in questo percorso è stato svolto dal Centro Studi e Ricerche della Confederazione, diretto da Antonio Zizza, che nel 2025 ha prodotto analisi, dossier e rapporti tecnici di grande utilità per la programmazione interna e per la lettura delle dinamiche economiche territoriali. Tra i lavori più significativi figurano lo studio sulla sostenibilità amministrativa delle microimprese, il rapporto annuale sulle tendenze del lavoro autonomo e l’analisi comparata dei modelli di sviluppo locale nelle aree interne. Questi contributi hanno rafforzato la dimensione scientifica della Co.N.A.P.I., offrendo strumenti concreti per orientare le scelte strategiche e per sostenere le imprese con dati aggiornati e interpretazioni affidabili.

La chiusura del 2025 restituisce dunque l’immagine di una Confederazione in piena evoluzione, capace di crescere senza perdere il proprio radicamento territoriale e la propria identità di servizio. La Co.N.A.P.I. entra nel 2026 con una base associativa più ampia, una rete di servizi più solida, una produzione culturale più ricca e una credibilità istituzionale ulteriormente rafforzata. Il lavoro svolto nell’anno appena concluso dimostra che la crescita è possibile quando si investe sulle persone, sulle competenze e sulla qualità delle relazioni, trasformando ogni attività in un tassello di sviluppo condiviso e duraturo.

2025 :UN ANNO DI METAMORFOSI


Quando creatività e scoperte ridisegnano il presente

Il 2025 non è stato un anno di rotture improvvise, ma di trasformazioni lente e stratificate. Un tempo in cui il cambiamento ha smesso di cercare l’effetto shock per manifestarsi nei linguaggi della cultura, nelle immagini che hanno circolato, nei modi in cui abbiamo ripensato il futuro. È stato un anno meno rumoroso di altri, ma per questo più rivelatore.
La moda è stata tra i primi territori a segnare questa inversione di rotta. Dopo stagioni dominate dalla velocità e dall’eccesso, il 2025 ha riportato al centro l’identità come scelta consapevole. Le collezioni di Miuccia Prada, tra Prada e Miu Miu, hanno insistito sull’imperfezione, sul corpo reale, su un’idea di eleganza che non cerca consenso immediato. L’abito è tornato a essere linguaggio culturale, strumento di pensiero, non semplice superficie. In continuità, maison come Margiela hanno continuato a interrogarsi sull’abito come archivio di memoria, mentre molti designer emergenti hanno scelto di lavorare su durata, artigianato e senso. Nel 2025 vestirsi è diventato un atto dichiarativo: dire chi si è, non chi si vorrebbe apparire. Anche l’arte ha scelto di spostare lo sguardo.

A Vienna, al Palazzo del Belvedere, una grande esposizione ha riportato al centro oltre sessanta artiste che tra il 1910 e il 1950 hanno contribuito in modo decisivo alla nascita del Modernismo. Non una semplice operazione di recupero, ma una riscrittura profonda della storia dell’arte del Novecento. Le opere esposte hanno mostrato come i linguaggi moderni siano nati da una pluralità di voci, spesso rimaste in ombra. Nel 2025 l’arte non ha aggiunto nomi a una lista già esistente: ha cambiato la prospettiva da cui quella lista veniva letta. Il cinema ha lavorato invece sulla memoria collettiva, trasformandola in strumento critico. Il rinnovato interesse attorno a Il Diavolo Veste Prada, tra anniversari, reunion e indiscrezioni su un possibile seguito, ha riportato Miranda Priestly al centro dell’immaginario culturale. Non più solo personaggio iconico, ma figura attraverso cui interrogare potere, lavoro, ambizione e femminilità oggi. Nel 2025 la nostalgia non è stata fuga dal presente, ma un modo per misurare quanto siamo cambiati rispetto a ciò che pensavamo di essere.Anche lo spazio ha contribuito a ridefinire l’immaginario contemporaneo. Le immagini del James Webb Space Telescope hanno attraversato la scienza e la cultura visiva, mostrando galassie primordiali e profondità cosmiche con una forza estetica inedita.

Non solo dati, ma visioni capaci di restituire al futuro una dimensione poetica e desiderabile, in un’epoca segnata da incertezze e saturazione.Sul fronte della medicina, il 2025 ha portato una delle notizie più significative dell’anno attraverso una scoperta silenziosa ma decisiva: l’individuazione di una proteina nel sangue in grado di migliorare in modo sostanziale l’accuratezza della diagnosi precoce, in particolare per l’Alzheimer. Una semplice analisi potrebbe consentire di intercettare la malattia molto prima della comparsa dei sintomi, aprendo nuove possibilità di intervento e prevenzione. Non si tratta solo di progresso scientifico, ma di un cambio culturale nel modo di intendere la cura: ascoltare il corpo prima che il dolore diventi visibile.Anche l’attualità ha attraversato un momento di passaggio simbolico. La morte di Papa Francesco ha chiuso una stagione centrale per la Chiesa contemporanea, aprendo a una nuova fase con l’elezione di Papa Leone XIV. Un avvicendamento che ha assunto il valore di una transizione, più che di una rottura, in un mondo che cerca nuove parole, nuovi equilibri e una diversa idea di responsabilità collettiva.
Riletto oggi, il 2025 appare come un anno di assestamento e di riscrittura. Un tempo in cui arte, moda, cinema e scienza hanno smesso di promettere miracoli e hanno iniziato a costruire possibilità. Il futuro non ha fatto clamore. Ha preso forma, lentamente, davanti ai nostri occhi.

GLI EFFETTI ECONOMICI PER LE AZIENDE NEL PERIODO DI CAPODANNO


Il Capodanno aumenta consumi e turismo, dando ricavi ma anche costi più alti alle aziende.

Il periodo di Capodanno rappresenta per molte imprese italiane un momento di intensa attività economica, con effetti che si estendono ben oltre la singola notte di festa. L’aumento dei consumi, la crescita dei flussi turistici, la pressione sulla logistica e la riorganizzazione del lavoro rendono questa fase dell’anno un banco di prova decisivo per diversi settori produttivi. I consumi registrano un picco significativo, soprattutto nei comparti alimentare, ristorazione e retail. La spesa degli italiani per cenoni, prodotti tipici e bevande raggiunge livelli molto elevati, sostenendo la grande distribuzione, i negozi di prossimità e i produttori di vini e spumanti. Anche il commercio non alimentare beneficia dell’atmosfera festiva, con un incremento delle vendite di abbigliamento, accessori e articoli per la casa. Il turismo rappresenta un altro motore economico fondamentale: milioni di persone si spostano tra Natale e Capodanno, generando un forte impatto su strutture ricettive, trasporti, ristorazione e locali di intrattenimento. Le città d’arte e le località turistiche registrano tassi di occupazione elevati, mentre l’arrivo di visitatori stranieri contribuisce ulteriormente alla crescita del settore.

L’aumento della domanda comporta anche una maggiore pressione sulla logistica e sulla produzione. Le aziende devono gestire volumi più alti di merci, costi operativi maggiori e una pianificazione anticipata delle scorte. La gestione del personale diventa più complessa: turni aggiuntivi, straordinari e difficoltà nel reperire lavoratori stagionali incidono sui costi e sull’organizzazione interna. Accanto alle opportunità, emergono alcune criticità: l’aumento degli incidenti legati ai festeggiamenti, l’inquinamento atmosferico dovuto ai botti e la pressione sui margini aziendali, spesso ridotti dall’incremento dei costi operativi. Nonostante ciò, il periodo di Capodanno rimane strategico per molte imprese. Le settimane tra Natale e l’Epifania rappresentano una quota rilevante del fatturato annuale, spesso determinante per compensare periodi meno redditizi. La capacità di pianificare, gestire i picchi di domanda e mantenere elevati standard di servizio si conferma un elemento essenziale per la competitività delle aziende in questa fase dell’anno.

TEAM BUILDING: A NATALE SI PUO’!


Durante le festività si possono organizzare attività per consolidare il gruppo di lavoro

Chi ha letto gli altri articoli di questa rubrica sull’importanza della formazione già lo sa: il team building è uno strumento di sviluppo organizzativo fondamentale per un’azienda. Oggi ne parleremo, dato il periodo, con un taglio diverso che si tinge dei colori brillanti del Natale e che fornisce spunti interessanti proprio per il periodo delle festività.
Partendo con il ricordarvi che team building è un insieme di attività progettate per rafforzare le relazioni, la collaborazione e la fiducia tra le persone che lavorano all’interno di un’azienda, andiamo ora a scoprire come e perché il periodo natalizio rappresenta per molte aziende un’occasione interessante per fermarsi, respirare e guardare al lavoro da una prospettiva diversa: quella delle relazioni.

Le attività che rinsaldano le relazioni sono un modo strategico per rafforzare coesione, fiducia e senso di appartenenza e assumono un ruolo ancora più cruciale a fine anno. Con un buon team building, infatti, si può rafforzare la comunicazione interna visto che attività condivise permettono ai team di conoscersi oltre i ruoli formali, migliorando ascolto, coordinamento e capacità di risolvere problemi insieme. Poi si può ridurre lo stress e aumentare il benessere: il periodo natalizio, d’altronde, arriva spesso dopo mesi intensi e creare spazi di leggerezza e connessione aiuta a ricaricare le energie e a chiudere l’anno con un clima positivo.

Il team building, inoltre, favorisce la cultura aziendale poiché un’esperienza condivisa, se ben progettata, diventa un simbolo raccontando i valori dell’azienda e rafforza il senso di identità collettiva. Stimola, infine, creatività e innovazione: uscire dalla routine, sperimentare attività nuove e giocose apre la strada a idee fresche e a modalità di lavoro più dinamiche.

Le attività di team building da fare nel periodo natalizio

In particolare il Natale offre un immaginario ricco e un’atmosfera perfetta per creare esperienze memorabili. Ma cosa si può creare?

Un’idea vincente può essere quella di realizzare, insieme, laboratori creativi a tema che vadano dalla decorazione di oggetti alla creazione di piccoli regali solidali. Questo perché, qualunque sia il lavoro svolto di solito in azienda, le attività manuali stimolano sempre collaborazione e pensiero laterale.
Una “sfida” molto frequentata soprattutto dalle grandi aziende nell’ultimo periodo è anche quella delle cooking class o delle gare culinarie in cui si prepara insieme un menù natalizio come esercizio di coordinamento, gestione del tempo e spirito di squadra.

Tra le proposte di rafforzamento del team anche durante il periodo festivo, ci sono poi le escape room, magari a tema holiday, che sono ritenute perfette per allenare problem solving, leadership distribuita e capacità di prendere decisioni rapide.
Non possono poi mancare, vista la loro utilità sociale, le giornate di volontariato aziendale che rappresentano davvero una grande esperienza: unire il team attraverso un gesto concreto di solidarietà rafforza empatia, responsabilità e senso di scopo.
Infine, perché no, spazio anche a quiz, giochi e tornei natalizi leggeri, inclusivi e perfetti per coinvolgere anche team ibridi o distribuiti.

Il team building natalizio non è un semplice “evento di fine anno”: è un investimento nella qualità delle relazioni che sostengono l’azienda ogni giorno. Quando le persone si sentono parte di un gruppo coeso, lavorano meglio, comunicano meglio e affrontano le sfide con maggiore resilienza.

IL NATALE SI VESTE DI CLASSICI


Moda, memoria e rituali estetici: a Natale tornano gli stessi capi.

Il Natale è uno dei rari momenti in cui la moda smette di correre e sceglie di fermarsi. Abiti, colori e tessuti tornano ciclicamente, non per mancanza di idee, ma perché rispondono a un bisogno di riconoscimento e continuità. Vestirsi a Natale significa aderire a un immaginario condiviso, costruito nel tempo dalla storia della moda.

L’abito nero, reso universale nel corso del Novecento, resta una certezza delle feste. È una scelta che protegge dall’eccesso e attraversa le generazioni, trasformandosi ogni anno senza perdere il suo significato: equilibrio ed eleganza senza tempo.
Il velluto è il tessuto che più di ogni altro racconta l’atmosfera natalizia. Storicamente legato all’abbigliamento serale e cerimoniale, unisce comfort e solennità. Indossarlo a dicembre significa scegliere una materia che parla di calore, lentezza e occasioni speciali.

Anche il rosso cambia registro. Non più acceso o teatrale, ma profondo e sofisticato: bordeaux, granata, vino. Un colore che conserva il simbolismo della festa, adattandosi a un’estetica più consapevole e contemporanea.
La luce, elemento centrale dell’immaginario natalizio, oggi si manifesta attraverso dettagli misurati: un accessorio, una finitura, un punto luminoso. Dopo anni di eccessi, il Natale preferisce brillare senza ostentazione.
Infine il cappotto, spesso il vero protagonista delle feste. È il primo gesto di stile, quello che precede l’incontro. Nel tempo è diventato simbolo di eleganza funzionale, capace di raccontare chi siamo ancora prima di entrare in scena.
I classici look di Natale non sono una rinuncia alla modernità, ma una scelta consapevole. In un tempo che cambia rapidamente, la moda delle feste continua a ricordarci il valore della durata.

NATALE, BOLLICINE E CRESCITA AZIENDALE: UN LEGAME CHE SI RAFFORZA OGNI ANNO


A Natale cresce fortemente il consumo di bollicine e questo periodo diventa un’importante occasione di sviluppo per le aziende vitivinicole.
Co.N.A.P.I. sostiene le imprese, grazie anche a uno studio dedicato alla crescita del settore.

Il Natale, in Italia, rappresenta un momento di forte intensità emotiva e sociale, in cui tradizioni, convivialità e rituali collettivi si intrecciano. Tra questi, il consumo di bollicine occupa un ruolo centrale: il brindisi natalizio è un gesto simbolico che unisce famiglie, colleghi e amici, e che ogni anno contribuisce a generare un picco significativo nelle vendite di spumanti. Prosecco, Franciacorta, Trento Doc e Champagne diventano protagonisti indiscussi delle tavole festive, sostenuti da una domanda che cresce costantemente.
Le settimane che precedono il Natale rappresentano il periodo di massima concentrazione degli acquisti. Le famiglie italiane, spinte dalla tradione, dalle cene aziendali e dalla maggiore propensione alla spesa di qualità, scelgono bottiglie che possano valorizzare i momenti di festa. In questo contesto, aumentano le vendite di metodi classici, etichette biologiche e prodotti con una forte identità territoriale. Il consumatore natalizio è più attento, più informato e più disposto a sperimentare: accanto ai grandi classici, cresce l’interesse per le bollicine rosé, per gli spumanti a dosaggio zero e per le produzioni artigianali, spesso selezionate come regalo.
Il mercato delle bollicine, durante il periodo natalizio, registra incrementi che possono raggiungere il 40–50% nel solo mese di dicembre. Questo andamento è sostenuto non solo dal consumo domestico, ma anche dall’espansione dell’e-commerce, dalle confezioni regalo e dall’attenzione crescente verso prodotti premium. L’export gioca un ruolo fondamentale: Stati Uniti, Germania e Regno Unito rappresentano mercati chiave, nei quali il Natale è un’occasione privilegiata per la diffusione delle etichette italiane.
Il comportamento d’acquisto del consumatore moderno è sempre più guidato da criteri di qualità, sostenibilità e trasparenza. Prima di scegliere una bottiglia, molti confrontano prezzi online, leggono recensioni, valutano packaging e storia del produttore.

Le aziende che investono in comunicazione digitale, storytelling e cura dell’immagine ottengono risultati superiori alla media, soprattutto in un periodo in cui la competizione è particolarmente intensa.
Per le cantine e le aziende del settore spumantistico, il Natale non è soltanto un momento di vendita, ma un vero acceleratore strategico. Una pianificazione efficace della produzione, del marketing e della distribuzione permette di incrementare il fatturato annuale, acquisire nuovi clienti e consolidare la presenza sul mercato. Molte realtà sfruttano questo periodo per lanciare edizioni limitate, cofanetti regalo, collaborazioni con chef o pasticcerie, eventi tematici e degustazioni dedicate. Il Natale diventa così un laboratorio di innovazione, utile per testare nuovi prodotti, raccogliere dati sulle preferenze dei consumatori e rafforzare le relazioni con distributori e ristoratori.
La crescita aziendale legata alle festività non riguarda solo l’aspetto commerciale, ma anche la capacità di costruire un’identità forte e riconoscibile. Le bollicine, simbolo di festa e convivialità, diventano un veicolo di valore culturale e imprenditoriale. In un mercato sempre più competitivo, il Natale rappresenta un’opportunità unica per distinguersi, raccontare la propria storia e consolidare un rapporto duraturo con il pubblico.
In questo contesto, Co.N.A.P.I. rinnova i suoi più sentiti auguri per un Natale sereno e un nuovo anno ricco di soddisfazioni. L’associazione, da sempre sensibile alla crescita delle imprese italiane, guarda con particolare attenzione anche al settore vitivinicolo, al punto da aver condotto un approfondito studio sulle dinamiche produttive, commerciali e strategiche che caratterizzano il comparto delle bollicine. Un impegno che testimonia la volontà di sostenere le aziende in un percorso di sviluppo consapevole, innovativo e orientato al futuro.

APPROVATO DALLA CAMERA IL DL SICUREZZA: UN PASSO AVANTI CONCRETO PER IMPRESE, ARTIGIANI E CANTIERI


Con l’approvazione alla Camera del Decreto Legge Sicurezza si apre una nuova fase per il mondo del lavoro e, in particolare, per le piccole imprese, gli artigiani e l’imprenditoria che operano quotidianamente nei cantieri e nei settori a maggiore esposizione al rischio.


Al netto delle critiche strumentali della politica, la Confederazione Nazionale Artigiani e Piccoli Imprenditori (Co.N.A.P.I.) accoglie positivamente l’iniziativa legislativa, riconoscendone il valore e il coraggio di una proposta basata su iniziative nuove e costruttive.
È evidente che tutto sia perfettibile. C’è ancora molto da fare e, anche dal nostro punto di vista, alcuni interventi avrebbero potuto essere ulteriormente affinati. Tuttavia, è necessario essere onesti intellettualmente: quanto approvato introduce cambiamenti rilevanti e concreti nel sistema dei cantieri e nella gestione della sicurezza sul lavoro.
L’istituzione della patente a punti, l’introduzione del badge identificativo per ogni lavoratore e l’esclusione dai bonus INAIL per le aziende che hanno registrato incidenti negli ultimi due anni rappresentano segnali chiari e inequivocabili. Si tratta di misure che incidono direttamente sull’organizzazione delle imprese e che spingono il sistema produttivo verso un modello di responsabilità e virtuosismo aziendale.

Da tempo era necessario dare un messaggio forte alle aziende, soprattutto a quelle realtà artigiane e alle piccole imprese che operano correttamente e nel rispetto delle regole: non esistono mezze misure. Per poter lavorare in settori dove il rischio di incidenti è elevato, è indispensabile che l’impresa compia una scelta netta e consapevole, adottando un rispetto totale e sostanziale della normativa sulla sicurezza.
In questo senso, il DL Sicurezza rappresenta già una piccola grande rivoluzione per un ambito che, dal 2008 ad oggi, non è riuscito a ridurre in modo significativo il numero degli incidenti mortali sul lavoro. Un dato drammatico che imponeva un cambio di paradigma, soprattutto per tutelare chi lavora e per valorizzare quelle imprese sane che fanno della sicurezza un pilastro della propria attività.
Come Conapi Nazionale, riteniamo inoltre che siano preferibili iniziative coraggiose e concrete, capaci di incidere realmente sui comportamenti delle aziende, piuttosto che il semplice e sterile inasprimento delle pene. La prevenzione, la responsabilizzazione e la selezione della buona imprenditoria sono strumenti molto più efficaci per salvare vite umane e migliorare la qualità del lavoro.
Per il momento osserviamo con attenzione l’impatto di questa novità legislativa. Saranno i fatti e i risultati a dirci se la strada intrapresa è quella giusta e dove eventualmente intervenire. Le piccole imprese e gli artigiani italiani sono pronti a fare la loro parte, come sempre, con senso di responsabilità e spirito costruttivo.

MODA SOLIDALE E FREQUENZE UMANE: LA SFILATA DELL’INCLUSIONE A ROMA


L’inclusione attraverso la moda per abbattere il bullismo.

Il Centro Commerciale CinecittàDue ha ospitato “Moda Solidale e Frequenze Umane”, un progetto che ha unito moda, arte e impegno sociale.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’associazione Obiettivo Psicosociale e patrocinata dal Municipio Roma VII, è nata con l’obiettivo di contrastare discriminazioni e fenomeni di bullismo attraverso un linguaggio creativo e condiviso, in un clima già attraversato dall’atmosfera natalizia.La settimana ha visto incontri, racconti ed espressioni artistiche che hanno messo al centro una bellezza autentica, libera da stereotipi e giudizi. L’evento principale è stata la sfilata che ha trasformato i corridoi del centro commerciale in una passerella speciale, illuminata dalle decorazioni natalizie e dal calore delle famiglie presenti. A sfilare non sono state modelle professioniste, ma persone comuni: giovani e adulti che hanno vissuto esperienze di esclusione e che hanno scelto di raccontarsi con coraggio attraverso abiti pensati per esaltare libertà ed espressività.
Accanto alla sfilata, il progetto ha proposto una mostra fotografica e momenti di confronto che hanno intrecciato moda e arte come strumenti di comunità.

L’idea è stata quella di restituire alla moda un ruolo sociale, capace di diventare veicolo di inclusione e di valorizzazione delle differenze. La bellezza, in quel contesto, non è stata un canone imposto ma un’esperienza autentica nata dall’unicità di ciascuno, proprio come i gesti di solidarietà che accompagnano il periodo natalizio.
“Moda Solidale e Frequenze Umane” ha rappresentato un esempio concreto di come il linguaggio della moda possa uscire dai confini tradizionali e diventare occasione di partecipazione e liberazione personale. La passerella è diventata un luogo di narrazione collettiva, dove le storie di chi ha vissuto l’esclusione si sono trasformate in testimonianze di resilienza e dignità, risuonate come un augurio di speranza tipico delle festività.
In un periodo in cui la moda è spesso associata a standard irraggiungibili e a dinamiche di esclusione, il progetto ha ribaltato la prospettiva: la moda è diventata strumento di comunità, di solidarietà e di espressione umana. Un filo alla volta, come recitava il claim dell’iniziativa, si è costruito un mondo più inclusivo e più umano, in sintonia con lo spirito del Natale.