DANIELE TERENZI. L’ÈTOILE CHE HA TRASFORMATO LA DIVERSITA’ IN ARTE


La storia del primo ballerino con protesi transfemorale diventa un manifesto di inclusione nella danza.

La danza della rinascita è il libro con cui Daniele Terenzi racconta il percorso che lo ha riportato sul palco dopo un grave incidente che ha cambiato radicalmente la sua vita. Presentato a febbraio durante Danza in Fiera a Firenze, il volume ripercorre la sua formazione artistica, la brusca interruzione della carriera, la riabilitazione e la scelta di tornare alla danza nonostante tutto.
Nelle pagine del libro emergono i momenti più difficili, tra lunghe notti in ospedale e la fatica di ricostruire un equilibrio fisico e mentale. Ma il racconto non si concentra su ciò che è stato perso: è piuttosto la testimonianza di una identità che ha scelto di resistere e reinventarsi. Giorno dopo giorno, tra prove, tentativi e nuovi limiti da comprendere, Terenzi ha ritrovato il suo rapporto con il movimento e con il palcoscenico.
Oggi è il primo e unico ballerino al mondo con una protesi transfemorale a esibirsi nei repertori di danza classica, neoclassica e nelle danze latine. Un traguardo che nel 2023 lo ha portato a diventare étoile, segnando un momento simbolico per il mondo della danza e aprendo nuove prospettive sul tema dell’inclusione.

Dopo l’incidente aveva provato anche ad avvicinarsi all’atletica, ma senza ritrovare la stessa energia che gli dava la scena. Ciò che davvero gli mancava era il contatto diretto con il pubblico. Da quella consapevolezza è nata la decisione di tornare a danzare e di trasformare la propria esperienza in un progetto artistico più ampio.
Con la Empathy Inclusion Company, fondata insieme alla direttrice artistica Martina De Paolis, Terenzi porta avanti una visione della danza capace di unire performer con e senza disabilità. La compagnia si è esibita su palchi prestigiosi tra Europa e America e ha preso parte anche alla cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici all’Arena di Verona con una coreografia pensata proprio per far danzare tutti insieme.
La sua storia diventa così anche una riflessione concreta sul ruolo della danza come spazio di inclusione e innovazione culturale, dimostrando come il corpo, anche quando cambia, possa continuare a essere uno strumento di espressione, ricerca e creatività.

L’ASCESA DI TREDICI PIETRO E LA CONSACRAZIONE SULLA COPERTINA DI VANITY FAIR COME SIMBOLO DI UNA NUOVA GENERAZIONE CREATIVA


Vanity Fair dedica a Tredici Pietro la copertina come artista emergente e non come figlio di Morandi

La scelta di dedicare la copertina di Vanity Fair a Tredici Pietro rappresenta un momento di rottura e al tempo stesso di consolidamento per la narrazione della cultura pop contemporanea in Italia. Pietro Morandi non viene più raccontato esclusivamente attraverso l’eredità ingombrante del cognome paterno ma emerge come un artista autonomo capace di declinare il linguaggio dell’urban e del rap con una sensibilità introspettiva e una cifra stilistica originale. La cover cattura l’essenza di un giovane uomo che ha saputo trasformare l’esposizione mediatica in un laboratorio di ricerca personale dove la musica diventa lo strumento per esplorare le fragilità e le ambizioni della sua generazione. Attraverso un’estetica ricercata che fonde alta moda e attitudine street l’articolo di approfondimento delinea il profilo di un talento che rifugge i cliché della celebrità istantanea preferendo una crescita organica basata sulla qualità dei testi e sulla cura dell’immagine.
All’interno del servizio fotografico e dell’intervista correlata emerge una riflessione profonda sul concetto di identità e sulla pressione sociale che accompagna i figli d’arte nel percorso verso l’affermazione del sé. Tredici Pietro si mette a nudo discutendo il rapporto con il successo e la necessità di trovare una propria voce in un mercato discografico sempre più saturo e frenetico.

La copertina funge da manifesto per tutti quei giovani creativi che cercano di conciliare le proprie radici con il desiderio di innovazione dimostrando che l’autenticità rimane la moneta più preziosa nello spettacolo odierno. Il dialogo tra l’artista e la testata non si limita alla promozione di un nuovo progetto discografico ma diventa una conversazione più ampia sui valori della Generazione Z sulla salute mentale e sulla responsabilità di chi occupa una posizione di rilievo nel dibattito pubblico.
L’impatto economico e culturale di una simile operazione editoriale conferma la capacità di Vanity Fair di intercettare i cambiamenti in atto nel gusto dei lettori spostando l’attenzione dai volti rassicuranti del passato alle icone emergenti che definiscono il presente. La presenza di Tredici Pietro in prima pagina è il segnale di un’industria dello spettacolo che sta imparando a valorizzare la multidisciplinarietà e la trasversalità delle figure artistiche moderne capaci di muoversi con disinvoltura tra musica moda e attivismo digitale. In conclusione questa copertina non celebra solo un individuo ma un intero movimento culturale che sta riscrivendo le regole del gioco puntando sulla sincerità espressiva e sul coraggio di apparire vulnerabili in un mondo che troppo spesso chiede perfezione assolu

LA FORMAZIONE COME MOTORE STRATEGICO PER L’INNOVAZIONE E LA PRODUTTIVITA’ AZIENDALE


La Formazione come momento fondamentale in un mondo digitale.

Nel panorama economico contemporaneo caratterizzato da una trasformazione digitale accelerata e da mercati in costante evoluzione la formazione non può più essere considerata un semplice adempimento burocratico o un costo accessorio ma rappresenta il vero motore propulsore della crescita competitiva. Il legame tra l’apprendimento continuo e l’innovazione è ormai inscindibile poiché la capacità di un’azienda di generare nuove idee e soluzioni dipende direttamente dal bagaglio di competenze e dalla flessibilità cognitiva delle proprie risorse umane. Quando un’organizzazione investe in percorsi di aggiornamento strutturati non si limita a trasferire nozioni tecniche ma alimenta una cultura aziendale orientata al cambiamento e alla risoluzione creativa dei problemi.
L’impatto della formazione sulla produttività si manifesta attraverso una duplice direttrice. Da un lato il potenziamento delle competenze tecniche specifiche permette di ottimizzare i processi operativi riducendo i tempi di esecuzione e il margine di errore. Dall’altro lo sviluppo delle competenze trasversali come il pensiero critico la comunicazione efficace e la gestione del tempo favorisce un clima di lavoro collaborativo che accelera il raggiungimento degli obiettivi strategici.

Un dipendente adeguatamente formato è un lavoratore più consapevole e motivato che percepisce l’investimento dell’azienda sulla sua professionalità come un segnale di valore aumentando così il proprio senso di appartenenza e riducendo il tasso di turnover.
Inoltre l’integrazione tra formazione e sicurezza sul lavoro trasforma il concetto di prevenzione in un asset strategico. Una forza lavoro consapevole dei rischi e preparata alla gestione delle emergenze non solo garantisce la continuità operativa ma contribuisce a costruire un’immagine aziendale solida e responsabile. L’innovazione tecnologica richiede parallelamente un aggiornamento costante delle norme e delle pratiche di sicurezza rendendo la formazione l’unico strumento capace di armonizzare il progresso tecnico con la tutela del capitale umano. In conclusione le aziende che scelgono di porre l’apprendimento al centro della propria strategia sono quelle che meglio riescono ad anticipare le sfide del futuro trasformando la conoscenza in un vantaggio competitivo sostenibile e duraturo.

MINA: LA VOCE CHE HA SCELTO IL SILENZIO MA NON HA MAI SMESSO DI CANTARE


Mina continua a vivere attraverso la sua musica.

Per molti è semplicemente Mina, ma nella storia della musica italiana è molto di più: un simbolo, una rivoluzione vocale, un’icona che ha attraversato generazioni intere senza mai smettere di influenzarle. La chiamano “la Tigre di Cremona”. Una definizione che racconta perfettamente la forza della sua voce: potente, graffiante, capace di passare dalla delicatezza di una ballad alla teatralità più intensa.
Una presenza scenica magnetica che negli anni Sessanta e Settanta ha dominato la musica e la televisione italiana.
La sua carriera inizia alla fine degli anni Cinquanta e in pochi anni la sua voce diventa una delle più riconoscibili del Paese. Brani come Se telefonando, Parole parole, Grande grande grande e Ancora ancora ancora entrano stabilmente nella memoria collettiva e continuano ancora oggi a essere ascoltati, reinterpretati e scoperti anche dalle nuove generazioni. Mina non è soltanto una cantante di successo: è un modello interpretativo che ha influenzato il modo stesso di cantare nella musica italiana.
Eppure la sua storia è segnata da una scelta che ha contribuito a renderla ancora più iconica. Nel 1978, quando è all’apice della popolarità, decide di ritirarsi dalle esibizioni pubbliche dopo un concerto al Bussoladomani. Da quel momento Mina scompare dalla televisione e dai palchi, scegliendo di non apparire più in pubblico. Una decisione radicale per un’artista così amata, ma che nel tempo ha trasformato la sua assenza in parte integrante del mito.


Lontana dai riflettori, Mina non ha mai smesso di fare musica. Da anni vive a Lugano, dove continua a registrare dischi e a lavorare a nuovi progetti artistici. La sua discografia, tra album in studio, raccolte e collaborazioni, attraversa decenni di storia musicale e dimostra una sorprendente capacità di rinnovarsi restando fedele alla propria identità.
Negli ultimi anni ha continuato a dialogare con la musica contemporanea, come dimostra il singolo Un briciolo di allegria realizzato insieme a Blanco, incontro simbolico tra una delle voci più importanti della tradizione italiana e uno degli artisti più ascoltati della nuova scena pop.
La sua produzione discografica è tutt’altro che ferma: nel 2023 ha pubblicato l’album Ti amo come un pazzo, seguito nel 2024 da Gassa d’amante. Due lavori che confermano la vitalità artistica di una cantante capace di attraversare il tempo senza perdere forza espressiva.
In un’epoca dominata dalla presenza costante sui social e dalla visibilità continua, Mina rappresenta un caso unico: un’artista che ha scelto il silenzio mediatico senza mai interrompere il dialogo con il suo pubblico. Non appare in televisione da decenni, eppure la sua voce continua a circolare tra radio, streaming e playlist contemporanee. È proprio questa distanza dai riflettori ad aver rafforzato la sua aura: Mina non si mostra, ma continua a essere ovunque nella musica italiana.

MONTEFUSCO, CONVEGNO SUL FUTURO DELL’IRPINIA TRA MEMORIA STORICA, SVILUPPO DELLE AREE INTERNE E PRESENZA DELLA CO.N.A.P.I.


Il convegno di Montefusco ha messo al centro le sfide dell’Irpinia interna, tra spopolamento, giovani ed economia locale, con la partecipazione della Co.N.A.P.I. insieme a istituzioni e mondo accademico.

Si è svolto, negli spazi suggestivi del Carcere Borbonico di Montefusco, il convegno “1806–2026: Il Capoluogo da Montefusco ad Avellino – Prospettive future”, un appuntamento dedicato alla rilettura della storia istituzionale dell’Irpinia e alla riflessione sulle prospettive di sviluppo delle aree interne. Un momento di confronto che ha intrecciato memoria e visione, con l’obiettivo di comprendere come il passato possa ancora orientare le scelte strategiche del presente.
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione “Insieme per Avellino e l’Irpinia”, presieduta da Pasquale Luca Nacca, e ha visto il coinvolgimento di istituzioni, mondo accademico, rappresentanze sindacali ed economiche. Tra i partner ha assicurato la sua presenza anche il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale, realtà impegnata nel sostegno ai sistemi produttivi locali e nella valorizzazione delle piccole imprese.
Ad aprire i lavori i saluti istituzionali del sindaco di Montefusco Salvatore Santangelo, del presidente nazionale della Co.N.A.P.I. Basilio Minichiello e dello stesso Pasquale Luca Nacca. E’ stato proiettato il documentario dedicato al passaggio del capoluogo da Montefusco ad Avellino, realizzato dall’avvocato Antonio Di Martino, che ha offerto una cornice storica utile a comprendere le trasformazioni amministrative e sociali del territorio.

Il confronto è proseguito con gli interventi di Virgilio Caivano, coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, di Giacomo Rosa, presidente di SVIMAR, di Antonio Zizza, direttore scientifico del Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale, di Giulia Perfetto dell’Università di Salerno e di Stefano Corsetti del CIRPS di Roma. Le conclusioni sono state affidate al professor Alfonso Conte del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università di Salerno, mentre la giornalista del Corriere dell’Irpinia Rosa Bianco ha moderato l’incontro.
Il convegno ha affrontato temi centrali per l’Irpinia contemporanea: il calo demografico, l’emigrazione giovanile, la fragilità del tessuto produttivo e la necessità di costruire nuove opportunità economiche e sociali. In questo scenario, la presenza della Co.N.A.P.I. Nazionale ha assunto un significato particolare, portando al centro del dibattito il valore delle piccole imprese e dell’artigianato come motori di resilienza e innovazione nelle aree interne. La valorizzazione dei giovani artigiani e imprenditori, insieme a un dialogo costante con le parti sociali, rappresenta una leva strategica per contrastare lo spopolamento e rilanciare l’economia locale.
Montefusco diventa così il luogo simbolico di un confronto che guarda al futuro: un territorio che riflette sulla propria storia per immaginare nuove traiettorie di sviluppo, fondate su coesione, competenze e capacità di trasformare le fragilità in opportunità.

CO.N.A.P.I. E LA PARTECIPAZIONE ALLA PREMIAZIONE DEDICATA ALLA FORZA DELLE DONNE NEL LAVORO E NELLA SOCIETÀ


Le donne sempre più protagoniste nel mondo del lavoro nei vari settori. Premiata “la forza lavoro” presso il Consiglio regionale del Lazio

La giornata dedicata alle donne premiate per la loro dedizione al mondo del lavoro si è trasformata in un racconto continuo, intenso e senza interruzioni, capace di restituire la profondità dell’impegno femminile nella società contemporanea. Presso la Sala Girolamo Mechelli del Consiglio Regionale del Lazio, il 13 marzo 2026, si è svolta una cerimonia che ha celebrato non solo i risultati individuali, ma anche il percorso collettivo che ha portato le donne a conquistare spazi sempre più significativi nel mondo professionale, pur dovendo ancora affrontare barriere culturali, organizzative e sociali che rallentano la piena parità. La partecipazione alla premiazione ha riunito figure di grande rilievo, testimoni di un impegno che attraversa settori diversi e che contribuisce in modo determinante alla crescita del Paese.
Le premiate di questa edizione hanno rappresentato un panorama ricco e trasversale di competenze: Laura Chimenti per l’informazione televisiva, Giuliana Di Franco per l’imprprenditoria, Francesca Ferretti per la medicina, Daniela Fumarola per il sindacato, Ada Minieri per l’imprenditoria, Flavia Perina per il giornalismo, Maria Stella Reitano per il sindacato, Antonella Sberna per le istituzioni, Antonella Stirati per l’economia. Donne diverse per storia e vocazione, ma unite dalla capacità di trasformare il proprio lavoro in un contributo reale alla crescita del Paese.
Alla premiazione hanno preso parte anche le donne di Co.N.A.P.I., invitate da Confintesa, portando la testimonianza di un mondo produttivo che riconosce nell’imprenditoria femminile un motore essenziale di sviluppo, resilienza e innovazione. La loro presenza ha evidenziato come la crescita economica passi attraverso la valorizzazione delle competenze femminili, spesso maturate in contesti sfidanti e in settori dove la rappresentanza delle donne è ancora limitata. Negli ultimi anni, infatti, l’impegno delle donne nel lavoro ha conosciuto una crescita costante: più imprese guidate da donne, più presenza nei ruoli tecnici e scientifici, più responsabilità manageriali.

Tuttavia, persistono barriere di genere che continuano a frenare il pieno riconoscimento del talento femminile: disparità salariali, difficoltà di accesso al credito, stereotipi culturali radicati, carichi familiari ancora distribuiti in modo diseguale, scarsa rappresentanza nei vertici decisionali. La giornata di premiazione ha voluto ricordare che il talento femminile non è un’eccezione da celebrare una volta l’anno, ma una risorsa strutturale che necessita di politiche adeguate, sostegno concreto e un cambiamento culturale profondo.
A margine della cerimonia, la manager di Co.N.A.P.I., Lucia Di Pietro, ha espresso il significato della giornata e il valore del riconoscimento attribuito alle premiate, sottolineando il ruolo delle donne all’interno dell’azienda e nel sistema produttivo: «Questa giornata ci ricorda che il lavoro delle donne non è un contributo accessorio, ma una componente strutturale della crescita del Paese. Ogni giorno portiamo competenze, visione e capacità di innovare. Le donne di Co.N.A.P.I. rappresentano questa forza silenziosa ma determinante, che costruisce valore e apre nuove possibilità. Continueremo a farlo con responsabilità, coraggio e consapevolezza, anche quando le barriere culturali e organizzative rendono il percorso più complesso. La nostra presenza non è una concessione: è un diritto e una necessità per il futuro del Paese».
L’evento ha restituito un’immagine chiara: la crescita dell’impegno femminile nel lavoro è un processo irreversibile, ma non ancora compiuto. Le storie delle premiate e la partecipazione delle donne di Co.N.A.P.I. hanno mostrato che il talento femminile è già oggi una colonna portante della società, ma che per liberarne appieno il potenziale occorre continuare a rimuovere ostacoli, sostenere percorsi professionali e promuovere una cultura capace di riconoscere il valore delle donne non come eccezione, ma come normalità.

L’EVOLUZIONE DEI TREND STRATEGICI TRA TURBOLENZA DI MERCATO INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SOSTENIBILITA’


Le imprese restano competitive puntando su intelligenza artificiale e sostenibilità, che insieme migliorano efficienza, costi e resilienza.

Il panorama dell’economia aziendale contemporanea ha adottato il concetto di turbolenza non più come una fase transitoria ma come una condizione strutturale e permanente del mercato. In questo scenario le imprese leader hanno smesso di attendere il ritorno a una stabilità pregressa focalizzandosi invece sulla costruzione di modelli operativi agili capaci di convertire l’incertezza in vantaggio competitivo. La nuova normalità aziendale impone una revisione profonda delle strategie di crescita che oggi gravitano quasi esclusivamente attorno a due pilastri fondamentali l’integrazione dell’intelligenza artificiale e l’attuazione di rigorose politiche di sostenibilità per il recupero dell’efficienza produttiva.
L’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi manifatturieri e gestionali rappresenta la risposta tecnologica alla necessità di ottimizzazione dei costi. Le aziende non utilizzano più l’automazione solo per sostituire compiti ripetitivi ma per implementare sistemi di analisi predittiva capaci di anticipare le fluttuazioni della domanda e le interruzioni delle catene di approvvigionamento. Questa evoluzione permette una riduzione degli sprechi lungo tutta la filiera garantendo che ogni risorsa impiegata sia calibrata sulle reali esigenze produttive. L’efficienza algoritmica diventa così il principale motore per mantenere la marginalità in un contesto di costi energetici e delle materie prime estremamente volatile.

Parallelamente la sostenibilità è uscita definitivamente dall’ambito della comunicazione istituzionale per entrare nel cuore della contabilità industriale. Le imprese hanno compreso che la transizione ecologica non è un onere burocratico ma una leva strategica per l’efficientamento operativo. Ridurre l’impronta carbonica significa oggi ottimizzare i consumi energetici adottare modelli di economia circolare che trasformano gli scarti in materie prime seconde e progettare prodotti con un ciclo di vita più lungo e sostenibile. Questo approccio riduce drasticamente l’esposizione aziendale ai rischi normativi e reputazionali migliorando al contempo il rating finanziario e l’attrattività verso gli investitori istituzionali che privilegiano asset conformi ai criteri di sostenibilità globale.
La sinergia tra digitalizzazione e sostenibilità definisce il concetto di transizione gemella che sta ridefinendo i parametri del successo aziendale. Le organizzazioni che riescono a far convergere gli investimenti tecnologici con gli obiettivi ambientali ottengono una struttura di costi più leggera e una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti repentini della domanda. Questo nuovo paradigma richiede tuttavia una trasformazione culturale interna con la formazione di figure professionali ibride capaci di gestire sistemi complessi dove la competenza tecnica si unisce alla sensibilità verso l’impatto sociale e ambientale.
In conclusione la capacità di navigare nella turbolenza economica del 2026 dipende dalla velocità con cui le imprese integrano queste innovazioni nei propri processi decisionali. Il focus su intelligenza artificiale e sostenibilità non garantisce solo la sopravvivenza nel breve periodo ma pone le basi per una crescita resiliente capace di generare valore economico in un mondo caratterizzato da mutamenti costanti e imprevedibili.

L’ECONOMIA DEI GRANDI EVENTI IN ITALIA TRA IL SUPERAMENTO DELLA SOGLIA DEL MILIARDO DI EURO E LE SFIDE LOGISTICHE E ABITATIVE DELLE GRANDI CITTÀ


Il settore dei grandi eventi cresce oltre il miliardo, genera indotto ma aggrava traffico e caro‑affitti, imponendo una gestione più sostenibile.

Il mercato degli eventi in Italia ha ufficialmente varcato la soglia critica del miliardo di euro di fatturato consolidandosi come uno dei comparti più dinamici e redditizi dell’economia nazionale contemporanea. Questa crescita esponenziale non rappresenta soltanto un successo numerico per le società di organizzazione e comunicazione ma si configura come un potente volano economico per le grandi metropoli a partire da Roma che catalizzano la maggior parte dei flussi finanziari legati ai grandi raduni internazionali ai concerti negli stadi e alle kermesse aziendali di alto profilo. L’indotto generato si propaga a cascata su una moltitudine di settori collaterali dall’ospitalità alberghiera alla ristorazione fino ai servizi di trasporto e logistica creando migliaia di posti di lavoro stagionali e permanenti e posizionando le città italiane come destinazioni primarie nel circuito globale dell’intrattenimento e del business.
Tuttavia l’esplosione di questa industria porta con sé una serie di criticità strutturali che le amministrazioni locali sono chiamate a gestire con estrema urgenza per evitare che il beneficio economico si trasformi in un danno sociale. Nelle grandi città la pressione esercitata dai grandi eventi mette a dura prova la tenuta logistica dei centri urbani spesso congestionati da flussi di visitatori che superano la capacità di carico delle infrastrutture esistenti.

Parallelamente si assiste a una sfida abitativa senza precedenti poiché la redditività degli affitti brevi legati ai picchi di domanda durante gli eventi spinge molti proprietari a sottrarre immobili al mercato residenziale tradizionale determinando un aumento dei canoni di locazione e una progressiva espulsione dei residenti verso le periferie. Questo fenomeno noto come gentrificazione turistica rischia di svuotare i centri storici della loro identità sociale originaria trasformandoli in quartieri dormitorio per visitatori temporanei.
Il futuro del business degli eventi dipenderà dunque dalla capacità del sistema Paese di trovare un equilibrio sostenibile tra profitto e vivibilità. La sfida per il prossimo biennio consiste nell’implementare strategie di governance che integrino la gestione dei flussi attraverso tecnologie digitali avanzate e una pianificazione urbanistica capace di assorbire l’impatto dei grandi numeri senza paralizzare la vita quotidiana dei cittadini. Solo attraverso una collaborazione sinergica tra attori pubblici e privati sarà possibile trasformare il miliardo di euro di valore prodotto in una crescita realmente inclusiva capace di rigenerare i territori invece di limitarsi a sfruttarne il prestigio e le risorse. In questo scenario la sostenibilità non è più un’opzione ma il prerequisito fondamentale per mantenere la competitività dell’Italia nel mercato globale degli eventi.

ERAMIA: LA MEMORIA DELLA MODA TRA RADICI SICILIANE E ANIME VINTAGE


La storia di Susanna Ascia, giovane imprenditrice che ha trasformato la nostalgia per il passato in un progetto contemporaneo.

Ci sono abiti che non sono semplicemente vestiti, ma piccoli frammenti di storia. Tessuti, tagli e dettagli che raccontano epoche lontane e che, ancora oggi, riescono a trasmettere emozioni. È proprio da questa idea che nasce Eramia, il progetto vintage ideato da Susanna Ascia: una selezione di capi che unisce ricerca, memoria e una visione contemporanea della moda.
Il nome del brand racchiude già il senso del progetto. Eramia – “era mia, ora tua” – racconta il passaggio di un oggetto da una storia all’altra, da una persona a un’altra, mantenendo intatta la sua identità ma acquisendo allo stesso tempo un nuovo significato. È un modo di guardare alla moda che va oltre le tendenze e che mette al centro il valore degli abiti e delle storie che custodiscono.
L’idea del nome nasce anche da un ricordo personale: la canzone “T’appartengo” di Ambra Angiolini, che Susanna racconta di ballare già da piccolissima. Da quel concetto di appartenenza prende forma il progetto: un brand che parla di legami, memoria e identità. Eramia nasce infatti da una sensazione molto particolare, che Susanna descrive come una nostalgia per epoche che in realtà non ha mai vissuto. Gli abiti vintage hanno proprio questa capacità: evocare atmosfere, raccontare il passato e trasformarsi in oggetti che portano con sé tracce di vite precedenti. È questo che rende ogni capo unico.Il progetto si basa su una ricerca attenta e personale. La selezione dei capi non segue le tendenze del momento, ma nasce soprattutto dall’intuito. Tessuti, costruzione degli abiti, dettagli e materiali sono elementi fondamentali nella scelta: Susanna predilige soprattutto fibre naturali come cotone, lana e lino, materiali che nel tempo hanno dimostrato qualità e resistenza.Un aspetto che rende il vintage particolarmente affascinante è proprio la possibilità di scoprire oggetti che raccontano storie inattese. Durante le sue ricerche, ad esempio, Susanna ha trovato una moneta del 1978 nascosta nella tasca di un blazer vintage.

Piccoli frammenti di vita quotidiana che trasformano un semplice capo in qualcosa di molto più significativo.
In questo senso Eramia non è soltanto un progetto legato alla moda, ma anche un modo diverso di guardare ai vestiti. Il vintage diventa infatti una scelta consapevole: dare una seconda vita agli abiti significa anche ridurre il consumo e valorizzare la qualità di capi realizzati in epoche in cui l’attenzione ai materiali e alla costruzione era spesso molto più alta rispetto alla produzione contemporanea.Molti dei pezzi che Susanna seleziona sono capi che indosserebbe lei stessa, scelti per la loro personalità e per la capacità di adattarsi anche a uno stile contemporaneo. Alcuni, racconta sorridendo, sono così speciali che a volte fa fatica a separarli dal proprio armadio per inserirli davvero nell’archivio del brand.Il progetto nasce in Sicilia, terra da cui Susanna ha scelto di ripartire per costruire qualcosa di personale. Anche se il settore della moda sull’isola incontra ancora diverse difficoltà, il territorio possiede un immaginario potente che negli ultimi anni è stato scelto sempre più spesso anche da brand e campagne internazionali. Per questo motivo partire proprio dalle proprie radici è sembrata la scelta più naturale. Oggi Eramia è un progetto che si sviluppa principalmente online. I capi selezionati dal brand sono disponibili su Vinted, piattaforma attraverso cui è possibile acquistare i pezzi vintage scelti da Susanna. Allo stesso tempo, il progetto viene raccontato anche sui social, dove vengono condivisi nuovi arrivi, dettagli sui capi e momenti della ricerca che precede ogni selezione.Attraverso Instagram e TikTok, infatti, Eramia continua a costruire la propria identità, mostrando non solo i vestiti ma anche il processo che porta alla scoperta di ogni pezzo. Perché dietro ogni capo vintage c’è sempre qualcosa di più di un semplice abito: c’è una storia che aspetta di essere raccontata di nuovo.

SAPERE COSA MANCA, PRIMA CHE MANCHI


Il progetto del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale sui fabbisogni di competenze: metodologia, obiettivi e come partecipare

C’è un paradosso strutturale che chiunque operi nel campo delle politiche attive del lavoro conosce molto bene: le aziende cercano professionalità che faticano a trovare, i lavoratori inseguono occupazioni che ancora non esistono, mentre il sistema formativo si “affatica” nel rincorrere un mercato del lavoro che muta più velocemente di qualsiasi catalogo corsi. Il mismatch tra le competenze offerte e quelle effettivamente domandate non è un’anomalia congiunturale: è una “frattura” che, nell’attuale fase di doppia transizione – digitale ed ecologica, senza trascurare l’impatto generazionale – ha raggiunto una soglia critica, richiedendo risposte sistemiche e fondate sull’evidenza.

Partendo da simili presupposti, con il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale abbiamo scelto di affrontare questa sfida con il metodo che più sentiamo nostro, quello della ricerca empirica. Non semplici sondaggi d’opinione, né mere raccolte di dati preesistenti, ma un’indagine strutturata e rigorosa, capace di produrre conoscenza orientativa per le imprese, gli enti di formazione e i decisori delle politiche attive del lavoro.

Come diciamo sempre, la mission del Centro Studi è produrre conoscenza che non resti confinata nel perimetro accademico, ma che si traduca in indicazioni pratiche e concrete per chi vive il lavoro ogni giorno.

Un progetto diviso in più momenti

Il progetto “Fabbisogni Aziendali e Formativi”, avviato nei mesi scorsi, si articola in almeno due fasi consequenziali. Dopo l’individuazione dei Partner formativi e istituzionali, questo mese di marzo segna l’avvio della fase di rilevazione vera e propria, attraverso una consultazione strutturata rivolta agli operatori del sistema formativo e consulenziale.

Il questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza”, che può essere consultato al seguente link https://questionario.conapinazionale.it/, si rivolge principalmente a enti di formazione, società di consulenza, professionisti delle politiche attive, agenzie per il lavoro e fondi interprofessionali. La seconda fase, partendo dalle evidenze raccolte, prevede invece l’elaborazione di un nuovo strumento di rilevazione con l’obiettivo di portare la ricerca direttamente nelle imprese, indagandone sfide e opportunità.

I risultati delle due fasi confluiranno in un Rapporto nazionale sui fabbisogni aziendali e formativi, un documento di sintesi che il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale renderà pubblicamente disponibile per chiunque voglia consultarlo.

La logica che guida l’intero percorso è ben precisa: prima di interrogare le imprese su ciò che manca, occorre comprendere cosa osservano ogni giorno coloro che le affiancano. Chi forma, chi orienta, chi accompagna le transizioni professionali possiede una conoscenza diretta e incarnata che nessuna fonte statistica riesce a restituire con la stessa profondità. Sono gli enti di formazione, i responsabili delle risorse umane, gli esperti delle politiche attivi, i formatori professionali e i consulenti i veri intermediari cognitivi del mercato del lavoro: la nostra indagine, infatti, vuole partire proprio da questa conoscenza privilegiata.

Il questionario: cosa indaga e come è costruito

Il questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza” è lo strumento operativo di questa prima fase. Il suo obiettivo è analizzare l’offerta formativa esistente e mappare i gap di competenze nel sistema produttivo, con l’ambizione di fornire basi empiriche solide per l’orientamento delle future politiche attive del lavoro.

Lo strumento di rilevazione è un questionario scientifico articolato in otto sezioni tematiche – sei delle quali costituiscono il nucleo analitico centrale – accessibile online sulla piattaforma del Centro Studi:https://questionario.conapinazionale.it/.

Le aree di indagine coprono, o quantomeno ci provano, l’intero spettro dell’agire formativo, dall’identità e dalle caratteristiche dell’ente fino alle prospettive e ai fabbisogni emergenti. Nello specifico, nel questionario si parla di:

  • Offerta e modalità di erogazione: volumi formativi, ripartizione tra presenza, FAD sincrona e asincrona, categorie di destinatari raggiunti, programmi attivi per target specifici (giovani NEET, lavoratori over 50, persone con disabilità, stranieri).
  • Contenuti e innovazione: copertura degli ambiti formativi emergenti – intelligenza artificiale, green economy, transizione digitale, soft skills – e stato di integrazione nei repertori correnti.
  • Relazione con il sistema produttivo e associativo-sindacale: intensità della collaborazione con le imprese, sinergia con associazioni di categorie ed enti bilaterali, modalità di rilevazione dei fabbisogni, esperienze di co-progettazione e academy di filiera.
  • Esiti occupazionali: tassi di inserimento lavorativo, sistemi di monitoraggio adottati, strategie di efficacia per l’occupazione giovanile.
  • Formazione finanziata e fondi interprofessionali: criticità nell’accesso, tempistiche, oneri di rendicontazione, proposta di digitalizzazione dei processi.
  • Fabbisogni emergenti e proposte di riforma: una sezione qualitativa aperta che raccoglie la visione prospettica degli operatori sui trend che il sistema ancora non intercetta.

Il risultato non sarà una semplice raccolta di percentuali, ma una lettura multidimensionale capace di restituire sfumature e priorità che i dati aggregati da soli non riescono a cogliere.

Perché partecipare: il valore strategico della ricerca

Partecipare a questa ricerca non è un atto di generosità verso il nostro Centro Studi, quanto piuttosto una scelta strategica per le politiche attive contemporanee. Gli operatori che contribuiranno con le proprie risposte otterranno accesso prioritario ai risultati, acquisendo un vantaggio concreto nella pianificazione della propria offerta formativa con un orizzonte di medio periodo.

Nel dettaglio, per essere più precisi, i partecipanti riceveranno:

  • Anticipazione dei trend. Il Rapporto di sintesi sarà reso disponibile sui canali ufficiali della Co.N.A.P.I. Nazionale e inviato a chiunque ne faccia richiesta, con una lettura strutturata dei fabbisogni emergenti prima che diventino evidenti al mercato.
  • Dati utili per la pianificazione formativa. Evidenze empiriche – non percezioni soggettive – su cui orientare la programmazione annuale dell’offerta formativa, riducendo il rischio di progettare percorsi su competenze già obsolete.
  • Riduzione del mismatch. Una fotografia reale della domanda delle imprese, aggregata per settore, territorio e dimensione organizzativa.
  • Riconoscimento istituzionale per chi è Partner. Gli enti Partner Formativi che hanno sottoscritto apposito protocollo d’intesa, infatti, saranno citati nel Rapporto Nazionale 2026 e nei materiali ufficiali della Co.N.A.P.I. Nazionale, con esplicito riconoscimento del contributo scientifico.

Come partecipare

Il questionario è accessibile liberamente al link indicato di seguito: https://questionario.conapinazionale.it/. La compilazione richiede circa quindici minuti, può essere interrotta e ripresa in un momento successivo, e prevede il trattamento dei dati in forma anonima e aggregata ai sensi del Reg. (UE) 2016/679.

Invitiamo a diffonderlo all’interno delle proprie reti professionali: ogni contributo aggiuntivo consolida la solidità statistica dell’analisi.

Inoltre, per chi condivide la visione che anima questo progetto, è ancora aperta la candidatura come Partner Formativo: un ruolo attivo nella costruzione della ricerca, con accesso preferenziale ai dati e partecipazione ai tavoli di restituzione. Per candidarsi basta scrivere a csr@conapinazionale.it indicando nell’oggetto “Richiesta Partnership Formativa”. In alternativa, invitiamo sempre a consultare la piattaforma digitale del progetto di ricerca: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html.

In definitiva, per concludere, partecipare al questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza”, vuol dire garantire che ogni lavoratore e ogni impresa possa contare sulle competenze necessarie per affrontare le sfide della contemporaneità. La risposta degli operatori del settore sarà la misura concreta della vitalità di un sistema produttivo – a cominciare proprio da quello dell’artigianato e della piccola impresa che con orgoglio come Co.N.A.P.I. nazionale rappresentiamo – che indica la spina dorsale produttiva del nostro Paese.