BENESSERE INTEGRALE E MICRO IMPRESE: LA NUOVA INDAGINE 2026 DEL CENTRO STUDI E RICERCHE DELLA CO.N.A.P.I. NAZIONALE


Intervista al Direttore Scientifico, Antonio Zizza, sul percorso di ricerca 2026 e sul questionario nazionale dedicato alle micro e piccole imprese

Direttore, in cosa consiste l’Indagine Nazionale 2026 sul benessere integrale dei lavoratori?
Grazie per questo spazio. Per rispondere alla sua domanda è un percorso di ricerca promosso dal nostro Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale e dedicato in modo specifico alle micro e piccole imprese, comprese molte realtà a gestione familiare. L’obiettivo è comprendere come queste imprese vivono oggi il tema del benessere dei lavoratori e quali scelte stanno mettendo in campo su conciliazione vita-lavoro, salute mentale, clima interno, welfare e modelli organizzativi. È un ambito spesso trascurato dalle indagini tradizionali, che di solito si concentrano su medie e grandi aziende strutturate.
Quali indicazioni avete ricavato dalla prima rilevazione esplorativa del 2025?
Nel 2025 abbiamo realizzato una rilevazione esplorativa su un gruppo di imprese, soprattutto micro e piccole. Pur senza la pretesa della rappresentatività statistica, è emersa una forte consapevolezza del valore strategico del benessere per la competitività, la tenuta dei rapporti di lavoro e la qualità delle relazioni. Allo stesso tempo, molti imprenditori hanno segnalato limiti economici, organizzativi e di competenze che rendono difficile trasformare questa sensibilità in politiche strutturate, stabili e misurabili.
Perché, a partire da questi primi risultati, avete scelto di costruire un nuovo questionario?
Perché era necessario fare un passo in avanti. La prima indagine ci ha dato segnali importanti, ma ha anche mostrato quanto poco siano ascoltate le micro e piccole imprese su questi temi. Il nuovo questionario nasce proprio per dare loro voce, ampliando il numero di realtà coinvolte e raccogliendo dati più articolati. Vogliamo costruire una base conoscitiva che non sia modellata solo sulle medie e grandi aziende, ma che rifletta l’esperienza concreta delle MPMI, comprese quelle familiari, dove il benessere è spesso dato per scontato o semplicemente omesso.
Quali sono le principali novità del questionario 2026 rispetto alla fase precedente e alle indagini tradizionali?
La novità principale è duplice. Da un lato, il focus dichiarato sulle micro e piccole imprese, incluse quelle a conduzione familiare, che raramente sono considerate in modo sistematico nelle ricerche sul benessere organizzativo.

Dall’altro, l’ampliamento dei contenuti: oltre al welfare aziendale, esploriamo salute mentale e prevenzione del burnout, stress e rischi psicosociali, disconnessione digitale, qualità della leadership e del clima interno, sviluppo delle competenze relazionali e manageriali, modelli partecipativi, settimana corta, smart working evoluto, ruolo della bilateralità e dei servizi di sistema. È un questionario pensato non solo per “fotografare” la situazione, ma per leggere la maturità organizzativa e la disponibilità al cambiamento.
Perché è importante che proprio le micro e piccole imprese partecipino a questa indagine?
Perché sono loro, spesso, a vivere più da vicino l’intreccio tra lavoro, vita familiare, tempi di cura e relazioni quotidiane. Eppure, quando si parla di benessere organizzativo, i riferimenti sono quasi sempre grandi strutture e contesti dotati di uffici HR particolarmente strutturati. Partecipare al questionario – e ci tengo molto a ribadirlo – significa portare dentro la ricerca la realtà delle micro e piccole imprese, anche familiari, con i loro vincoli ma anche con la loro capacità di innovare e prendersi cura delle persone in modo concreto. Più imprese partecipano, più il Rapporto Nazionale 2026 potrà restituire una fotografia fedele e utile per le scelte aziendali, la rappresentanza e il confronto con le istituzioni.
Come si può partecipare concretamente e dove trovare tutte le informazioni?

Tutte le informazioni sul progetto “Benessere e lavori”, la presentazione dello studio e i primi risultati sono disponibili nella pagina dedicata alla ricerca del https://www.conapinazionale.it/centrostudi/benesserelavori/index.php
Per partecipare direttamente all’Indagine Nazionale 2026 è sufficiente compilare il questionario online, in forma anonima e in pochi minuti, sulla piattaforma dedicata:https://benesserelavori.conapinazionale.it

In questo modo ogni impresa può contribuire ad arricchire la ricerca con la propria esperienza e aiutare a costruire strumenti e politiche più attente alla dimensione integrale della persona umana.

SAPERE COSA MANCA, PRIMA CHE MANCHI


Il progetto del Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale sui fabbisogni di competenze: metodologia, obiettivi e come partecipare

C’è un paradosso strutturale che chiunque operi nel campo delle politiche attive del lavoro conosce molto bene: le aziende cercano professionalità che faticano a trovare, i lavoratori inseguono occupazioni che ancora non esistono, mentre il sistema formativo si “affatica” nel rincorrere un mercato del lavoro che muta più velocemente di qualsiasi catalogo corsi. Il mismatch tra le competenze offerte e quelle effettivamente domandate non è un’anomalia congiunturale: è una “frattura” che, nell’attuale fase di doppia transizione – digitale ed ecologica, senza trascurare l’impatto generazionale – ha raggiunto una soglia critica, richiedendo risposte sistemiche e fondate sull’evidenza.

Partendo da simili presupposti, con il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale abbiamo scelto di affrontare questa sfida con il metodo che più sentiamo nostro, quello della ricerca empirica. Non semplici sondaggi d’opinione, né mere raccolte di dati preesistenti, ma un’indagine strutturata e rigorosa, capace di produrre conoscenza orientativa per le imprese, gli enti di formazione e i decisori delle politiche attive del lavoro.

Come diciamo sempre, la mission del Centro Studi è produrre conoscenza che non resti confinata nel perimetro accademico, ma che si traduca in indicazioni pratiche e concrete per chi vive il lavoro ogni giorno.

Un progetto diviso in più momenti

Il progetto “Fabbisogni Aziendali e Formativi”, avviato nei mesi scorsi, si articola in almeno due fasi consequenziali. Dopo l’individuazione dei Partner formativi e istituzionali, questo mese di marzo segna l’avvio della fase di rilevazione vera e propria, attraverso una consultazione strutturata rivolta agli operatori del sistema formativo e consulenziale.

Il questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza”, che può essere consultato al seguente link https://questionario.conapinazionale.it/, si rivolge principalmente a enti di formazione, società di consulenza, professionisti delle politiche attive, agenzie per il lavoro e fondi interprofessionali. La seconda fase, partendo dalle evidenze raccolte, prevede invece l’elaborazione di un nuovo strumento di rilevazione con l’obiettivo di portare la ricerca direttamente nelle imprese, indagandone sfide e opportunità.

I risultati delle due fasi confluiranno in un Rapporto nazionale sui fabbisogni aziendali e formativi, un documento di sintesi che il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale renderà pubblicamente disponibile per chiunque voglia consultarlo.

La logica che guida l’intero percorso è ben precisa: prima di interrogare le imprese su ciò che manca, occorre comprendere cosa osservano ogni giorno coloro che le affiancano. Chi forma, chi orienta, chi accompagna le transizioni professionali possiede una conoscenza diretta e incarnata che nessuna fonte statistica riesce a restituire con la stessa profondità. Sono gli enti di formazione, i responsabili delle risorse umane, gli esperti delle politiche attivi, i formatori professionali e i consulenti i veri intermediari cognitivi del mercato del lavoro: la nostra indagine, infatti, vuole partire proprio da questa conoscenza privilegiata.

Il questionario: cosa indaga e come è costruito

Il questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza” è lo strumento operativo di questa prima fase. Il suo obiettivo è analizzare l’offerta formativa esistente e mappare i gap di competenze nel sistema produttivo, con l’ambizione di fornire basi empiriche solide per l’orientamento delle future politiche attive del lavoro.

Lo strumento di rilevazione è un questionario scientifico articolato in otto sezioni tematiche – sei delle quali costituiscono il nucleo analitico centrale – accessibile online sulla piattaforma del Centro Studi:https://questionario.conapinazionale.it/.

Le aree di indagine coprono, o quantomeno ci provano, l’intero spettro dell’agire formativo, dall’identità e dalle caratteristiche dell’ente fino alle prospettive e ai fabbisogni emergenti. Nello specifico, nel questionario si parla di:

  • Offerta e modalità di erogazione: volumi formativi, ripartizione tra presenza, FAD sincrona e asincrona, categorie di destinatari raggiunti, programmi attivi per target specifici (giovani NEET, lavoratori over 50, persone con disabilità, stranieri).
  • Contenuti e innovazione: copertura degli ambiti formativi emergenti – intelligenza artificiale, green economy, transizione digitale, soft skills – e stato di integrazione nei repertori correnti.
  • Relazione con il sistema produttivo e associativo-sindacale: intensità della collaborazione con le imprese, sinergia con associazioni di categorie ed enti bilaterali, modalità di rilevazione dei fabbisogni, esperienze di co-progettazione e academy di filiera.
  • Esiti occupazionali: tassi di inserimento lavorativo, sistemi di monitoraggio adottati, strategie di efficacia per l’occupazione giovanile.
  • Formazione finanziata e fondi interprofessionali: criticità nell’accesso, tempistiche, oneri di rendicontazione, proposta di digitalizzazione dei processi.
  • Fabbisogni emergenti e proposte di riforma: una sezione qualitativa aperta che raccoglie la visione prospettica degli operatori sui trend che il sistema ancora non intercetta.

Il risultato non sarà una semplice raccolta di percentuali, ma una lettura multidimensionale capace di restituire sfumature e priorità che i dati aggregati da soli non riescono a cogliere.

Perché partecipare: il valore strategico della ricerca

Partecipare a questa ricerca non è un atto di generosità verso il nostro Centro Studi, quanto piuttosto una scelta strategica per le politiche attive contemporanee. Gli operatori che contribuiranno con le proprie risposte otterranno accesso prioritario ai risultati, acquisendo un vantaggio concreto nella pianificazione della propria offerta formativa con un orizzonte di medio periodo.

Nel dettaglio, per essere più precisi, i partecipanti riceveranno:

  • Anticipazione dei trend. Il Rapporto di sintesi sarà reso disponibile sui canali ufficiali della Co.N.A.P.I. Nazionale e inviato a chiunque ne faccia richiesta, con una lettura strutturata dei fabbisogni emergenti prima che diventino evidenti al mercato.
  • Dati utili per la pianificazione formativa. Evidenze empiriche – non percezioni soggettive – su cui orientare la programmazione annuale dell’offerta formativa, riducendo il rischio di progettare percorsi su competenze già obsolete.
  • Riduzione del mismatch. Una fotografia reale della domanda delle imprese, aggregata per settore, territorio e dimensione organizzativa.
  • Riconoscimento istituzionale per chi è Partner. Gli enti Partner Formativi che hanno sottoscritto apposito protocollo d’intesa, infatti, saranno citati nel Rapporto Nazionale 2026 e nei materiali ufficiali della Co.N.A.P.I. Nazionale, con esplicito riconoscimento del contributo scientifico.

Come partecipare

Il questionario è accessibile liberamente al link indicato di seguito: https://questionario.conapinazionale.it/. La compilazione richiede circa quindici minuti, può essere interrotta e ripresa in un momento successivo, e prevede il trattamento dei dati in forma anonima e aggregata ai sensi del Reg. (UE) 2016/679.

Invitiamo a diffonderlo all’interno delle proprie reti professionali: ogni contributo aggiuntivo consolida la solidità statistica dell’analisi.

Inoltre, per chi condivide la visione che anima questo progetto, è ancora aperta la candidatura come Partner Formativo: un ruolo attivo nella costruzione della ricerca, con accesso preferenziale ai dati e partecipazione ai tavoli di restituzione. Per candidarsi basta scrivere a csr@conapinazionale.it indicando nell’oggetto “Richiesta Partnership Formativa”. In alternativa, invitiamo sempre a consultare la piattaforma digitale del progetto di ricerca: https://www.conapinazionale.it/centrostudi/index.html.

In definitiva, per concludere, partecipare al questionario “Formazione e fabbisogni aziendali in Italia: la prospettiva degli enti di formazione e delle società di consulenza”, vuol dire garantire che ogni lavoratore e ogni impresa possa contare sulle competenze necessarie per affrontare le sfide della contemporaneità. La risposta degli operatori del settore sarà la misura concreta della vitalità di un sistema produttivo – a cominciare proprio da quello dell’artigianato e della piccola impresa che con orgoglio come Co.N.A.P.I. nazionale rappresentiamo – che indica la spina dorsale produttiva del nostro Paese.

RAPPORTO DEL CENTRO STUDI DELLA CO.N.A.P.I. NAZIONALE SULLA VITICOLTURA SOSTENIBILE, ENOTURISMO E RIGENERAZIONE DELLE AREE INTERNE: UN MODELLO CIRCOLARE PER LO SVILUPPO TERRITORIALE


Il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha realizzato un’indagine approfondita sul ruolo strategico della viticoltura sostenibile e dell’enoturismo nel rilancio delle aree interne italiane.

Il Rapporto analizza il comparto vitivinicolo non solo come settore produttivo, ma come leva di rigenerazione territoriale, coesione sociale e sviluppo economico. Attraverso dati, testimonianze e proposte concrete, il documento evidenzia come la sinergia tra imprese, istituzioni e comunità locali possa trasformare il vino in un motore di sostenibilità e identità.
Direttore, il Centro Studi e Ricerche della Co.N.A.P.I. Nazionale ha recentemente pubblicato il “Rapporto sulla viticoltura sostenibile ed enoturismo”. Quali sono i principali contenuti e perché questo studio è importante anche per le aree interne del Paese? Il Rapporto nasce dall’esigenza di analizzare il comparto vitivinicolo italiano in una prospettiva più ampia, che vada oltre la dimensione produttiva e riconosca all’impresa vitivinicola un ruolo economico, sociale e culturale nel territorio. Abbiamo voluto comprendere come viticoltura sostenibile ed enoturismo possano contribuire alla rigenerazione delle aree interne, dove convivono allo stesso tempo eccellenze produttive e fragilità strutturali. Il Rapporto evidenzia come la viticoltura rappresenti un presidio economico e identitario: crea nuove opportunità di lavoro, valorizza il territorio, mantiene vive le comunità e custodisce i paesaggi, reinterpretando antichi mestieri in chiave innovativa. Quando un’azienda vitivinicola o una cantina apre le porte al turismo, genera benefici diffusi: occupazione, senso di appartenenza e un indotto che coinvolge agriturismi, botteghe artigiane, microimprese e servizi locali. In questa prospettiva, l’enoturismo diventa una forma concreta di economia circolare capace di contrastare lo spopolamento e restituire vitalità ai piccoli centri delle aree interne. Ricorda a chi ci legge che il Rapporto, basato su un ampio campione di imprese italiane, è consultabile sul sito della Co.N.A.P.I. Nazionale, http://www.conapinazionale.it/ .


Secondo lei, l’enoturismo può diventare una leva stabile di sviluppo per le aree interne italiane? Assolutamente sì. Le aree interne sono il cuore del Paese, ma da anni soffrono la carenza di opportunità e servizi essenziali. Gli ultimi dati dell’ISTAT su natalità e fecondità mostrano un quadro preoccupante, con un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente di riferimento e un minimo storico nel numero medio di figli per donna. A ciò si sommano l’invecchiamento della popolazione e l’emigrazione giovanile, con il rischio di una progressiva desertificazione demografica e produttiva, specie nelle aree interne. In questo contesto, l’enoturismo – come abbiamo chiarito nel Rapporto – rappresenta una risposta strutturale e sostenibile: attraverso degustazioni, visite guidate e ospitalità rurale si attraggono persone, si valorizzano risorse e si creano nuove professionalità. Così si offrono prospettive concrete alle giovani generazioni, favorendo la permanenza o, addirittura, il ritorno nelle aree interne.
Nel Rapporto si parla di sinergia tra micro e piccole imprese. Perché è così importante? La sinergia tra imprese è la chiave per rendere competitivo e sostenibile il sistema produttivo italiano. Oggi, molte realtà imprenditoriali non riescono da sole a sostenere i costi di produzione, il caro energia, promozione aziendale e accoglienza dei visitatori. La collaborazione tra aziende del comparto vitivinicolo consente invece di creare reti consortili e partenariati locali, condividendo risorse e sviluppando strategie comuni. L’enoturismo può essere così un terreno ideale di collaborazione tra produttori, artigiani, operatori turistici e comunità locali: la viticoltura si trasforma così in un linguaggio identitario che unisce persone e territori. È questa la logica della viticoltura circolare: un sistema in cui ogni attore contribuisce al bene comune, rafforzando coesione sociale e competitività.

Molte aree interne soffrono la mancanza di infrastrutture e servizi. Come si può superare questo limite? È vero: la distanza da servizi essenziali come trasporti, scuole e sanità penalizza la permanenza di persone e attività produttive, comprese quelle vitivinicole ed enoturistiche. Sono diverse le micro aziende agricole aderenti alla nostra Confederazione che, per quanto “giovani” decidono di cessare la loro attività, proprio a motivo delle difficoltà strutturali nelle aree interne. Tuttavia, se progettato in modo integrato e partecipato, l’enoturismo può diventare esso stesso un fattore di sviluppo e rigenerazione. Certo, una premessa essenziale è la necessità di una collaborazione tra imprese, istituzioni locali, associazioni di categoria e fondazioni per creare nuovi modelli di sviluppo: tour guidati, collegamenti, spazi di coworking rurale, mense aziendali a km 0, percorsi formativi e residenze temporanee per professionisti. In territori particolarmente vocati, come l’Irpinia e altri distretti vitivinicoli italiani, questo modello può diventare realtà concreta: uno sviluppo che nasce dal basso, dentro le comunità e per le comunità.
Nel Rapporto il concetto di economia circolare assume un ruolo centrale. In che senso? L’economia circolare agricola è il centro di questo paradigma. Ogni esperienza enoturistica produce valore diffuso: chi visita una cantina soggiorna nei borghi, acquista prodotti locali, partecipa ad attività culturali e stimola la nascita di nuovi servizi.

Si crea così un circuito virtuoso che sostiene l’intera comunità e promuove una crescita realmente sostenibile. Il Rapporto mostra che l’87% delle imprese svolge attività enoturistiche e il 95% riconosce nel vino un forte legame con il territorio. Dati che confermano come l’enoturismo non sia solo un segmento economico, ma un motore di sviluppo, dove sostenibilità ambientale, economica e sociale si intrecciano.
Qual è, in conclusione, il messaggio che il Centro Studi vuole trasmettere con questo lavoro di ricerca? Che viticoltura sostenibile ed enoturismo sono un’occasione concreta per rimettere in moto i territori, rafforzare il tessuto produttivo e ricucire quello sociale. Concetto molto importante, specie nelle aree interne. Investire perciò sull’enoturismo significa investire sulle persone, sul lavoro, sul territorio, sulla saggezza popolare e sulla cultura. L’Italia possiede le risorse, le competenze e la storia per farlo. Occorre solo crederci, costruendo alleanze solide tra imprese, istituzioni e comunità locali. Come Co.N.A.P.I. Nazionale crediamo profondamente in questa visione e la stiamo portando nei principali tavoli di confronto, per promuovere modelli imprenditoriali sostenibili, inclusivi e radicati nei territori.

INTERVISTA SUL RAPPORTO ICT, DIGITALE E INFORMATICA. ESITI DELLA RICERCA SULLE IMPRESE IN ITALIA

Il Rapporto sul settore ICT curato dal Centro Studi Co.N.A.P.I. evidenzia la crescente centralità del digitale per tutte le imprese, anche artigiane. L’indagine ha coinvolto in prevalenza PMI e ha rilevato un comparto giovane, dinamico e in rapida evoluzione. Le imprese chiedono più personale specializzato e contratti collettivi più aggiornati e aderenti alla realtà del settore. Il documento completo è consultabile sul sito ufficiale della Confederazione.

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In merito al Questionario : “Inclusione lavorativa e responsabilità sociale: il ruolo delle imprese”, abbiamo intervistato al dottor Antonio Zizza responsabile del Centro Studi e Ricerche di Co.N.A.P.I.

Il questionario “Inclusione lavorativa e responsabilità sociale: il ruolo delle imprese”, promosso da Co.N.A.P.I., mira a raccogliere dati e buone pratiche sull’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Secondo il dottor Antonio Zizza, l’inclusione non deve limitarsi all’obbligo normativo, ma richiede un cambiamento culturale e ambienti aziendali accoglienti. L’indagine vuole supportare politiche più efficaci, attente all’accessibilità sotto vari aspetti. La partecipazione è semplice, gratuita e anonima, aperta a tutte le imprese.

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CENTRO STUDI E RICERCA DI Co.N.A.P.I.: INCLUSIONE LAVORATIVA, UN’OPPORTUNITÀ DI CRESCITA PER LE IMPRESE ITALIANE

Il Centro Studi e Ricerche di Co.N.A.P.I., guidato da Antonio Zizza, promuove l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità come opportunità di crescita per le imprese italiane. Attraverso un’indagine nazionale, mira a raccogliere dati e buone pratiche per superare le difficoltà di inserimento. L’obiettivo è sviluppare strategie e percorsi formativi che valorizzino le competenze e favoriscano ambienti di lavoro equi. L’iniziativa sostiene una cultura d’impresa centrata sulla persona e sulla responsabilità sociale.

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INCLUSIONE E FORMAZIONE, LA CHIAVE PER UN FUTURO CONDIVISO PER Co.N.A.P.I. NAZIONALE ED IL CENTRO STUDI E RICERCHE

Co.N.A.P.I. Nazionale e il suo Centro Studi promuovono inclusione e formazione con un nuovo questionario sui lavoratori immigrati. L’obiettivo è raccogliere dati per sviluppare percorsi formativi mirati, valorizzando i giovani talenti. Artigiani, imprenditori e HR sono invitati a partecipare. L’iniziativa punta a costruire un futuro lavorativo più equo e sostenibile.

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AVVIATA UN’INDAGINE DAL CENTRO STUDI E RICERCHE DI Co.N.A.P.I. NAZIONALE SULLE IMPRESE NELLE AREE INTERNE. “VOGLIAMO ANALIZZARE IL LORO CONTRIBUTO ALLA CRESCITA ECONOMICA” DICE IL DIRETTORE DEL CENTRO, ANTONIO ZIZZA.

Il Centro Studi e Ricerche di Co.N.A.P.I. Nazionale ha avviato un’indagine sulle imprese nelle Aree Interne per analizzare il loro contributo alla crescita economica e sociale. Il questionario è rivolto sia alle imprese attive che a quelle interessate a investire in queste aree, per raccogliere dati utili a migliorare le politiche di supporto. I temi trattati includono infrastrutture, sostenibilità, innovazione e rapporto con le istituzioni. La partecipazione è anonima e i dati saranno utilizzati solo per finalità di ricerca. Il questionario è disponibile online.

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IL PRESIDENTE DI Co.N.A.P.I.NAZIONALE BASILIO MINICHIELLO CONSEGNA AL MINISTRO MATTEO PIANTEDOSI NEL CORSO DEL G7 A MIRABELLA ECLANO (AV) IL DOCUMENTO FRUTTO DI RICERCA SUL FENOMENO MIGRATORIO

Co.N.A.P.I. Nazionale rappresentata dal Presidente dottor Basilio Minichiello ha consegnato, al ministro, in occasione del G7 svoltosi a Mirabella Eclano ( Av), unitamente al direttore del Centro Studi e Ricerche un documento informativo intitolato:” Immigrazione e Lavoro: Sfide e Opportunità di Lavoro”

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